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dagli Usa : QUANDO LA VITA DI UN UOMO È TUTTA NELLE MANI DI UN ALTRO
Inviato da Mazzucco il 3/9/2003 16:18:00 (6210 letture)


QUANDO LA VITA DI UN UOMO È TUTTA NELLE MANI DI UN ALTRO

di Massimo Mazzucco

Ci sono 3.700 persone in America che si svegliano ogni mattina, e spuntano un giorno in meno fra quelli che mancano per vedere in faccia l'uomo che ti ucciderà, legalmente, e con grande sollievo di molte persone del vicinato. Sono i condannati che vivono nel braccio della morte delle varie prigioni americane.

Ma in molti casi, il vero uomo che ti avrà tolto la vita non sarà quello che, prima di farti l'iniezione letale, farà disinfettare ipocritamente il tuo braccio dall'infermiera di servizio. Sarà un comune giudice come tanti, che tanti anni fa, alla conclusione di uno sbrigativo processo come tanti, ha accolto senza tanti problemi la richiesta del PM di condannarti a morte. Senza nemmeno una giuria che valutasse il caso, nè mai emettesse uno straccio di verdetto contro di te.

Uomo contro uomo, la lotteria della vita molto spesso si è giocata così. ...

... I processi, in America, possono essere decisi sia da una giuria popolare (8-12 persone), sia da un giudice singolo (come vediamo in moltissimi film, assolutamente veritieri). La figura del "judge" risale ovviamente ai tempi della colonizzazione, in cui averne anche mezzo, quando l'alternativa era essere impiccato senza poter nemmeno dire la tua, era già un lusso riservato a pochissimi. Poi vennero i cosiddetti "tempi civili" (ricordiamo che gli Stati Uniti sono l'unico paese dell'Occidente ad avere ancora la pena di morte), e con questi le giurie popolari divennero più un'abitudine, arrivando addirittura a stabilire che la pena capitale potesse essere imposta solamente con voto unanime dell'intera giuria. (Quando il senso di giustizia ce l'hai nel sangue... )

Vi sono però ancora moltissimi casi, ad oggi, in cui il condannato (nel 90% dei casi nero) era finito nel braccio della morte per la decisione di un singolo giudice (nel 95% dei casi bianco). Frequentissimi infatti sono i casi, specialmente nel Sud, in cui il giudice si trova a dover coprire il misfatto di un bianco particolare, e lo fa regolarmente con la pelle di un nero molto più generico.

Ecco quindi il paradosso presentarsi in tutto il suo fulgore: da una parte, con la giuria, ti basta una persona per salvare la pelle, dall'altra, col giudice, te ne basta una per crepare.

La Corte Suprema, l'anno scorso, deve essersi accorta che qualcosa stonava, ed ha emesso una sentenza in cui si obbligano d'ora in poi tutte le condanne a morte ad essere decise esclusivamente da una giuria popolare. All'unanimità, ovviamente, ci mancherebbe.

Ieri però, la corte federale di San Francisco (equivalente a una nostra corte d'appello), che copre anche Arizona, Montana e Idaho, si è accorta che in questi stati c'erano ancora un centinaio di condannati a morte da un "giudice giustiziere", non da giuria popolare. Hanno fatto quindi commutare, retroattivamente, le condanne in ergastoli a vita.

E così da questa mattina il mondo è molto più bello: ci sono un centinaio di persone in meno che spunteranno quel calendario, e mai più la vita di un uomo, in America, sarà messa interamente nelle mani di un altro soltanto.

Ma tu, amico, negro eri e negro rimani.

Semplicemente, invece di essere preso in giro direttamente da un giudice, verranno presi in giro dodici cittadini come te, convincendoli oltre ogni ragionevole dubbio che tu meriti comunque la pena capitale. Tanto, quello che conta per una giuria non è la razza, ma le prove, vero? E siccome vige ancora (quella, chissà perchè, si sono dimenticati di modificarla) la legge per cui è comunque il giudice, a sua insindacabile discrezione, a decidere quali prove possano essere ammesse e quali no....

Girala come vuoi: la forma cambia, ma l'ipocrisia - e la vergogna - restano tutte.

(In un esemplare e clamoroso caso recente, proprio in California, un coltivatore "legale" di marijuana - che aveva cioè il permesso della polizia, poichè la forniva esclusivamente ad ospedali per uso medico - è stato denunciato dai federali di Ashcroft per generica produzione e detenzione, secondo le leggi federali, che sono in ovvio conflitto con quelle locali. E il giudice, sottoposto ad evidenti pressioni, non ha trovato di meglio che escludere dalle prove... proprio il permesso della polizia per coltivare l'erba ad uso clinico! Qui per fortuna non c'era di mezzo la pena di morte, e i federali cercavano più che altro una vittoria simbolica, dove la loro legge prevalesse ancora una volta su quella di uno stato. E visto che il giudice era lì per accontentarli, lo ha voluto fare fino in fondo, riscattando almeno in parte l'umiliazione subita: ha condannato l'uomo ad un solo giorno di carcere, e ad un semplice dollaro di multa, alzando in questo modo, per ben due volte, un solo dito al cielo. Più simbolico di cosi!)

Massimo Mazzucco

"Una società va giudicata non da come tratta i suoi cittadini più eminenti, ma da come tratta i suoi criminali".
Fyodor Dostoevski

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Autore Albero
DjGiostra
Inviato: 18/8/2010 11:23  Aggiornato: 18/8/2010 11:23
Sono certo di non sapere
Iscritto: 11/1/2009
Da: Brignano G.D'Adda
Inviati: 5481
 Re: QUANDO LA VITA DI UN UOMO È TUTTA NELLE MANI DI UN ALTRO
Quando si dice che la legge e' uguale x tutti !!!!!!!
Tutte palle !!!! in tutto il mondo..
Massimo, per caso il tipo che coltivava la marjuana e' quello del film ??
Come si chiama ??? un me ricordo !!!!

Meglio un dubbio certo che una falsa certezza !!(Nisoli Damiano)
Da oggi chiamatemi Top Gun Su A320 !!

Il rispetto nasce dal rispetto
PikeBishop
Inviato: 18/8/2010 11:59  Aggiornato: 18/8/2010 11:59
Sono certo di non sapere
Iscritto: 1/11/2005
Da: Tavistock Square, Camden, London WC1H, UK
Inviati: 6263
 Re: QUANDO LA VITA DI UN UOMO È TUTTA NELLE MANI DI UN ALTRO
C'e' un detto, qui in Inghilterra: Law is a donkey la legge e' un asino, nel senso che tira calci alla "chi becco becco". Una versione piu' grossolana per dire asino invece della parola donkey usa la parola ass, che significa anche culo...

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E' dall'uso (mancato) del Congiuntivo, che li riconoscerete.

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