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opinione : Il business solidale
Inviato da Redazione il 10/2/2008 11:12:28 (3573 letture)

di Marco Cedolin

Quello della solidarietà internazionale è un universo estremamente composito che negli ultimi decenni ha conosciuto una crescita esponenziale in grado di stravolgere in profondità tanto gli obiettivi originari dei progetti quanto le dinamiche attraverso cui le varie organizzazioni interagiscono con le realtà specifiche all’interno delle quali si trovano ad operare.

Si stima che nel mondo siano attive ad oggi almeno 50.000 ONG che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti ed occupano centinaia di migliaia di operatori distribuiti su vari livelli, più della metà dei quali provenienti dai paesi occidentali.

La sola Associazione delle ONG Italiane raggruppa 160 organizzazioni, si interessa di 3.000 progetti in 84 paesi del mondo, occupa 5.500 persone e gestisce 350 milioni di euro l’anno.

Se un tempo dedicarsi alla solidarietà internazionale rappresentava una scelta di vita “per pochi”ardimentosi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ONG è un vero e proprio mercato economico gestito attraverso le regole del marketing da professionisti della “solidarietà” formati per mezzo di master universitari e corsi di specializzazione che abbracciano le tematiche più svariate spaziando dal peacekeeping al commercio equo, alla cooperazione allo sviluppo.

Proprio fra le pieghe del termine “sviluppo” impropriamente usato ed abusato quale sinonimo di benessere e prosperità, si può cogliere l’approccio strumentale attraverso il quale l’occidente interagisce nei confronti di società e culture differenti, senza prestare alcuna attenzione alle singole specificità.

Il sistema politico ed economico occidentale, caratterizzato dal consumismo più sfrenato, dalla mercificazione dell’esistente, dall’appiattimento dei valori morali ed umani sull’altare dell’economicismo, ...

... viene assunto come “modello” da esportare dappertutto in un mondo che si vuole sempre più globalizzato e convertito ai dogmi del sistema sviluppista. Colonialismo e neocolonialismo hanno sradicato culture millenarie ed economie di sussistenza basate sul rapporto armonico con la natura, attraverso guerre ed invasioni spesse volte definite ipocritamente preventive o umanitarie, causando l’impoverimento d’interi continenti, la cui popolazione è stata costretta a “competere” nell’arena della modernità industriale senza avere i requisiti per poterlo fare.

Il modello occidentale basato sul miraggio della crescita infinita continua a fagocitare nuovi popoli e nuovi territori, alla perenne ricerca dell’energia che gli consenta la sopravvivenza e del “capitale umano” necessario ad alimentare la macchina di produzione. Si tratta di un atteggiamento invasivo e distruttivo attuato con supponenza senza il minimo rispetto per le differenze politiche e culturali, in totale spregio di ogni dimensione comunitaria di scambio e reciprocità locale. La cultura dello “sviluppo” forte della propria aggressività e dei falsi valori di civiltà di cui si fregia in maniera arbitraria ed autoreferenziale, continua ad imporre sé stessa in totale spregio delle altre culture, degli stili di vita differenti e del diritto all’autodeterminazione dei popoli.

L’universo della solidarietà internazionale si muove nell’alveo della cultura sviluppista, proponendosi di porre rimedio alle devastazioni create dallo sviluppo, proprio attraverso pratiche politiche, sociali ed economiche che si basano sullo stesso concetto di sviluppo, il più delle volte corredato dall’aggettivo sostenibile. Il corto circuito logico alla base di un simile progetto risulta evidente ed esso va letto alla luce delle profonde trasformazioni che dagli anni 80 ad oggi hanno caratterizzato le organizzazioni dedite alla solidarietà, limitandone in profondità l’autonomia di movimento. Abbandonato lo spontaneismo le ONG hanno dovuto nel corso degli anni assumere una veste molto più strutturata, al fine di essere riconosciute dai grandi organismi mondiali e dai governi nazionali, in modo da potere avere accesso ai finanziamenti e agli sgravi fiscali.

Tale trasformazione suffragata dalla necessità di evitare sprechi, disfunzioni e malversazioni ha in realtà contribuito a rendere il settore poco trasparente, arrivando ad incidere in maniera notevole sulla stessa natura “non governativa” delle organizzazioni. La possibilità per le ONG di realizzare progetti di assistenza ed aiuto accedendo ai finanziamenti necessari è infatti subordinata al riconoscimento a loro accordato da parte dell’ONU, della UE, della Banca Mondiale e degli altri organismi governativi. Questo fa si che i progetti delle organizzazioni umanitarie finiscano per doversi conformare agli interessi dei propri “donatori” anziché alle esigenze reali delle persone interessate, creando in questo modo una sorta di sudditanza fra coloro che si propongono di lenire le sofferenze e quegli organismi governativi che hanno contribuito al loro dilagare.

Sostanzialmente l’azione delle ONG, nonostante l’impegno e la buona fede di molti fra coloro che in esse si adoperano, sta diventando sempre più funzionale agli obiettivi politici ed economici dei governi e le organizzazioni umanitarie si ritrovano sempre più spesso costrette ad assecondare le strategie militari, fino a diventare parte integrante dei processi di “stabilizzazione” successivi ai conflitti armati, nella misura e nei modi voluti dai vertici degli eserciti. Così come è accaduto e sta accadendo nella ex Jugoslavia, in Afghanistan e in Iraq le ONG hanno finito per interpretare il ruolo ambiguo di garanti del processo di democraticizzazione ottenuto tramite “l’esportazione armata” della cosiddetta democrazia liberale che ha imposto lo smantellamento di qualsiasi forma di democrazia di base, partecipazione alla gestione del bene e comune e aggregazione sociale esistente in loco.

Altrettanto spesso le ONG si ritrovano a gestire il cospicuo business degli aiuti con la partecipazione degli elementi più opportunisti della vecchia classe dirigente, contribuendo a creare una sorta di elite composta da una ristretta cerchia di funzionari il cui potere è determinato dall’ingente disponibilità di risorse finanziarie in loro possesso.

Un esempio su tutti delle contraddizioni che caratterizzano il mondo della solidarietà ci è stato fornito dalla recente storia dell’Afghanistan. Nel 2001 tutte le ONG presenti in loco lasciarono Kabul prima dell’attacco americano, proprio quando sarebbe stato maggiormente necessario l’intervento umanitario. A guerra finita tornarono più numerose di prima con corredo di jeep nuove fiammanti e grandi disponibilità di denaro, parte del quale fu usato per affittare o acquistare immobili a prezzi di molte volte superiori a quelli di mercato.

La maggior parte del denaro donato alle organizzazioni umanitarie spesso non raggiunge infatti coloro che soffrono ma viene dissipato nei mega stipendi e rimborsi spese degli alti dirigenti, nella remunerazione generosa degli altri dipendenti, negli affitti o acquisti d’immobili e autovetture e in altre spese accessorie non sempre indispensabili, con la prerogativa di privilegiare negli acquisti di prodotti e servizi le aziende del paese che fa le donazioni.

Il mondo della solidarietà riflette in larga misura le storture della nostra società occidentale ed ha ormai tutti i connotati di un business in espansione all’interno del quale molti ambiscono a ritagliarsi una “posizione” per motivi di profitto e di prestigio. La presenza delle ONG “allineate” è gradita tanto alla politica che attraverso di esse purifica la propria immagine e la propria coscienza, quanto agli apparati militari che ne sfruttano le capacità stabilizzatrici, quanto ai grandi poteri economici e finanziari che usano le organizzazioni umanitarie come teste di ponte per cogliere le grandi opportunità connesse alla ricostruzione.

Nonostante molte persone siano animate dalle migliori intenzioni ed operino in totale buona fede, larga parte delle ONG si è ormai discostata dagli obiettivi di solidarietà ed aiuto del prossimo che dovrebbero essere la base di ogni progetto umanitario.

Si può infatti aiutare veramente gli altri solamente riconoscendoli come tali, rispettando la loro identità culturale e attribuendo loro la nostra stessa dignità. Qualunque forma di solidarietà matura deve essere vissuta all’insegna della reciprocità e non può prescindere dal rispetto delle peculiarità del prossimo, senza la pretesa di volerlo “convertire” ed appiattire sulla falsariga del nostro modello di società, senza doverlo per forza di cose considerare un “selvaggio” in via di sviluppo.

Marco Cedolin

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
dr_julius
Inviato: 10/2/2008 11:42  Aggiornato: 10/2/2008 11:42
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/8/2006
Da:
Inviati: 1637
 Re: Il business solidale
Grazie dell'articolo. Purtroppo non si parla mai abbastanza di questi aspetti, siamo tutti così bravi e solidali in TV per ricordare la giornata della mela, della azalela, della stella di natale, dell'arancia etc etc naturalmente donata in piazza rigorosamente in cambio di una voontaria contribuzione di svariati euro. Poi con la metà del raccolto non vuoi almeno pagare una pizza a questi giovani volontari che sono stati lì tutto il giorno gratis? E di quello che avanza non vuoi usarne una parte come rimborso spese dell'eroico capo sezione provinciale che porta il malloppo dei generosi italiani al suo capo regionale? E a sua volta lui lo porterà a quello nazionale! Ci sarebbero anche altri sistemi, molto economici, tipo home banking o anche banali CCP, magari accompagnando le informazioni via e-mail telefono o sms ma... non si fà (eh già: occorre parlarsi e abbracciarsi...).

Per esempio.

Io da anni ho reciso ogni beneficienza con raccolta porta a porta (o piazza a piazza), se aderisco seleziono con molto rigore le ONG e agisco solo per rimessa diretta (via CCP o, al limite, coordinate bancarie). Inoltre ho molto regionalizzato, anzi localizzato i 'beneficiati'. Se vuoi elargire, meglio dare dove puoi vedere i risultati di quello che si raccoglie (insieme ad altri)...

Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma. (Carlo Rubbia)
Pyter
Inviato: 10/2/2008 12:03  Aggiornato: 10/2/2008 12:03
Sono certo di non sapere
Iscritto: 15/9/2006
Da: Sidonia Novordo
Inviati: 6250
 Re: Il business solidale
La beneficenza e la solidarietà espressa materialmente andrebbero vietate
con un apposito decreto legge.
Se ci fosse qualche politico che lo proponesse potrei anche trovare la forza
per andare a votare.

"Nessuno ha il diritto di fare quel che desidera, ma tutto è organizzato per il meglio." (Antico decreto reale tolemaico)
theMatrix
Inviato: 10/2/2008 12:45  Aggiornato: 10/2/2008 12:45
Ho qualche dubbio
Iscritto: 26/4/2007
Da:
Inviati: 86
 Re: Il business solidale
L'articolo mi ricorda le prime informazioni che mi sconvolsero, quelle di Report, quando ancora vedevo la TV

Precisamente, questa puntata, che parla dell'ONU e delle sue "missioni" all'estero.

clausneghe
Inviato: 10/2/2008 21:47  Aggiornato: 10/2/2008 21:47
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 17/4/2006
Da: nordcentro
Inviati: 1679
 Re: Il business solidale
Ciao Marco

Nel libretto di Gino Strada si può trovare un ritratto delle ONG che se la squagliarono da Kabul... tutto vero quello che dici ...

Pensa la spudorataggine, che quasi quasi stava permettendo di fregiarsi del titolo di ONG (con accesso ai fondi) anche alla famigerata BlackWater..per dire...

Salute, Claus

Polidoro
Inviato: 11/2/2008 0:00  Aggiornato: 11/2/2008 0:01
Mi sento vacillare
Iscritto: 9/4/2005
Da:
Inviati: 488
 Re: Il business solidale
Rapporti tra le cosidette ONG e le cosidette Rivoluzioni Arancioni ?

Non il Conto Arancio ......

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi orizzonti ma nell'avere nuovi occhi." Marcel Proust
fiammifero
Inviato: 11/2/2008 1:27  Aggiornato: 11/2/2008 1:28
Sono certo di non sapere
Iscritto: 28/2/2005
Da: ROMA
Inviati: 5691
 Re: Il business solidale
Non volendo è stato fatto il quadretto della madre di tutte le ONG ossia il Vaticano Spa .
E se lei ci campa da oltre 2000 anni,perchè le altre dovrebbero essere da meno?

Citazione:
le cose di cui ci sentiamo assolutamente certi non sono mai vere (Oscar Wilde)
aeremita
Inviato: 11/2/2008 16:25  Aggiornato: 11/2/2008 16:25
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/12/2007
Da: Dolceacqua
Inviati: 211
 Re: Il business solidale
Si può infatti aiutare veramente gli altri...

In questo capitolo si dimentica sempre che il modo piu' semplice per aiutare gli altri parte da quello che si sa fare per se stessi. Per quanto mi riguarda mando talvolta 100 euro ad un tizio in Marocco e sto attento a quello che compro e metto in dispensa.
Nella psicologia aiutista occidentale moderna c'e' sempre una propensione esagerata nel proiettarsi fuori di se' senza avere idea ne' dei propri reali bisogni, ne' di quelli degli altri. C'e' la famosa storiella del tizio che giunto in India rileva una grande fattoria. Viste le precarie condizioni dei lavoratori, decide di raddoppiare il loro stipendio. Nei giorni successivi il tizio riconosce amaramente che i suoi lavoratori hanno cominciato a lavorare la meta'.
Allora, quanti si possono chiamare aiuti e quanti sono solo espressione dei sensi di colpa? Azzardo una percentuale? Il 99% del nostro aiutare e' frutto di sensi di colpa e in quanto tale serve per lo piu' a coprire le nostre nefandezze.
Tempo fa, non ricordo dove, leggevo di nativi africani che tuonavano rivolti all'occidente, "vi preghiamo, non ci aiutate!"
Andrea

marcocedol
Inviato: 12/2/2008 14:26  Aggiornato: 12/2/2008 14:26
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 30/6/2006
Da: Torino
Inviati: 1340
 Re: Il business solidale
Ciao Claus

Infatti sarebbe bene che ogni persona prima di fare una qualche donazione alle ong leggesse Buskashì di Gino Strada, estremamente illuminante in proposito.

mikko
Inviato: 12/2/2008 19:01  Aggiornato: 12/2/2008 19:01
Ho qualche dubbio
Iscritto: 15/11/2005
Da: Territorio Libero di Trieste
Inviati: 58
 Re: Il business solidale
Hola, io vorrei non contradire l'autore dell'opinione, ma purtroppo è di una realtà allarmante. Il problema è che a causa di queste "ONG" ormai diventate un vero e proprio business... a pagare più di tutti sono quelli che operano realmente sul campo con i propri sacrifici e con in sacrifici fatti fare alla famiglia per riuscire ad aiutare chi non ha possibilità.

Personalmente mi trovo a lottare contro una realtà ormai tristemente assuefatta al "business solidale" e quindi incredula o con chi proprio è talmente inacidito che l'unica cosa che sa dire è "IO", non curandosi assolutamente di niente e nessuno.

Non voglio tediare nessuno con storie che hanno poco di dignitoso per l'essere umano... ma le difficoltà che trovo nel cercare di fare qualcosa per i più deboli è veramente grande e demoralizzante...

non volevo intervenire come uso fare al solito, ma è un argomento che mi tocca nel profondo...
scusate

Maurizio

him
Inviato: 12/2/2008 20:30  Aggiornato: 12/2/2008 20:32
So tutto
Iscritto: 5/2/2008
Da:
Inviati: 1
 Re: Il business solidale
Salve a tutti, mio primo intervento qui anche se lurko (e continuerò a lurkare) da un po'.
Tutto vero, purtroppo; la solidarietà organizzata è un business, non a caso è l'attività preferita dallo stato.
Su Strada però non sarei così sicuro. Chi è stato in Afghanistan (e ci sono italiani che sono là da ben prima dei talebani) sostiene che proprio Emergency sia una di quelle che certamente non è scappata, ma se non lo ha fatto è per pure questioni mediatiche -cioè di denaro. L'organizzazione di Strada infatti è specializzata nella cura ai feriti di guerra e su questo fronte - è il caso di dirlo - svolge un lavoro encomiabile. Tuttavia i feriti di guerra in Afghnaistan attualmente sono nulla rispetto ai malati comuni che, data la difficile reperibilità di personale, strutture e farmaci, sono oggi la vera "Emergenza". Insomma. c'è bisogno di medici per la cura delle malattie, di centri per le protesi, e di cure anticancro. Invece le risorse vanno in massima parte alle organizzazioni come Emergency che vantano una certa risonanza mediatica a prescindere dalla funzione che svolgono.

"There are thousand hacking at the branches of evil to one who is striking at the root." H.D.T.
marcocedol
Inviato: 13/2/2008 3:32  Aggiornato: 13/2/2008 3:32
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 30/6/2006
Da: Torino
Inviati: 1340
 Re: Il business solidale
Mikko,
il tuo intervento è importante perchè mette in luce come il "business solidale" danneggi, oltre alle persone indotte a svilupparsi per forza alla maniera occidentale senza il minimo rispetto per la loro cultura e la loro economia di sussistenza, anche tutti coloro che al di fuori dai circuiti sponsorizzati cercano veramente di fare qualcosa di buono per gli altri.

aeremita
Inviato: 13/2/2008 15:38  Aggiornato: 14/2/2008 22:24
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/12/2007
Da: Dolceacqua
Inviati: 211
 Re: Il business solidale
Forse non vuol dire nulla, ma mi fa riflettere lo scarsissimo numero di repliche che ha avuto questo articolo di Cedolin. Ormai c'e' una certa consapevolezza delle nefaste politiche dei nostri governi, delle discutibili strategie delle multinazionali... e non appena si sviscera una nuova nefandezza in queste pagine arrivano cascate di post. Ma non appena si mette in discussione la sacra parola "aiuto" tutto si complica, perche' si va a togliere una sicura copertura a una grande quantita' di sensi di colpa che l'esistenza di ong, associazioni anti qualche malattia e quant'altro garantiscono con 10 euro di versamento o mandando semplicemente un sms. In questa epoca di deserto spirituale, se mettiamo in discussione anche questa ultima via per il bene, cosa rimane? Rimane Striscia la notizia, che ogni sera ci fa un po' ridere e che ci offre tre spenserati minuti di odio da sversare contro il bischero di turno reo di qualche macroscopica truffa.

andrea eremita

aeremita
Inviato: 13/2/2008 15:51  Aggiornato: 13/2/2008 15:51
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/12/2007
Da: Dolceacqua
Inviati: 211
 Re: Il business solidale
cito: Non voglio tediare nessuno con storie che hanno poco di dignitoso per l'essere umano... ma le difficoltà che trovo nel cercare di fare qualcosa per i più deboli è veramente grande e demoralizzante...

Se non sono indiscreto, vorrei sapere perche' e' cosi' impellente per te fare qualcosa per i piu' deboli. E vorrei sapere se credi che ci sia solo una via per farlo. Magari gia' lo fai e non te ne accorgi. Madre Teresa aiutava non perche' costruiva ospedali e mense, ma perche' quando guardava un uomo debole riconosceva in esso un'anima vivente con una sua santa dignita'. Era questo che aiutava, in questo stava la sua forza, al di la' della branda che offriva e del piatto di lenticchie.

andrea eremita

mikko
Inviato: 14/2/2008 20:46  Aggiornato: 14/2/2008 20:46
Ho qualche dubbio
Iscritto: 15/11/2005
Da: Territorio Libero di Trieste
Inviati: 58
 Re: Il business solidale
Cito: "Se non sono indiscreto, vorrei sapere perche' e' cosi' impellente per te fare qualcosa per i piu' deboli. E vorrei sapere se credi che ci sia solo una via per farlo."

Andrea, non è impellente per me fare qualcosa per i più deboli... lo faccio da più di 10 anni con tutte le mie possibilità, perchè ho visto quanto poco ci vuole per portare il sorriso e la felicità a bambini che non hanno altro che la vita e tra le più povere e sofferte... quindi certo di fare il possibile per aiutarli in tutto quello che posso per "rubare" ancora a loro un sorriso e se possibile fargli avere una speranza e una possibilità, altrimenti negata.

Sicuramente non c'è solo una via, ma io nel mio piccolo cerco di portare avanti la mia, anche se con enormi difficoltà. Preferisco fare quel poco che posso piuttosto che niente. I bambini non hanno colpa in nessuna parte del mondo ma pagano sempre le colpe degli altri ... in un modo o nell'altro.

grazie
Maurizio

Pyter
Inviato: 14/2/2008 21:51  Aggiornato: 14/2/2008 21:51
Sono certo di non sapere
Iscritto: 15/9/2006
Da: Sidonia Novordo
Inviati: 6250
 Re: Il business solidale
aeremita:
...non appena si tira fuori la sacra parola "aiuto" tutto si complica

L'unico vero aiuto che una persona sensata possa dare ai "meno fortunati"
è fare in modo che la parola "aiuto" sia bandita dai vocabolari di tutte le lingue del mondo, e dopo la parola anche il significato che ne consegue.

"Nessuno ha il diritto di fare quel che desidera, ma tutto è organizzato per il meglio." (Antico decreto reale tolemaico)
aeremita
Inviato: 14/2/2008 22:50  Aggiornato: 15/2/2008 10:23
Ho qualche dubbio
Iscritto: 23/12/2007
Da: Dolceacqua
Inviati: 211
 Re: Il business solidale
che la parola "aiuto" sia bandita dai vocabolari di tutte le lingue del mondo, e dopo la parola anche il significato che ne consegue

Beh, non sarei cosi' categorico! Aiutare e' quanto c'e' di piu' nobile.
C'e' solo un piccolo ma importantissimo dettaglio da prendere in considerazione prima di cominciare qualsiasi azione d'aiuto: che aiutare non e' possibile. Lo ripeto, nel caso qualcuno credesse che ho sbagliato a scrivere: aiutare non e' possibile. Questo perche' e' possibile aiutare solo nella misura in cui l'altro e' pronto per ricevere. Per quanto una persona sia bisognosa, se dentro di se' non ha maturato il desiderio di ricevere, qualsiasi aiuto cade nel vuoto. E il desiderio di ricevere non si puo' estorcere. Anzi, quando l'aiuto non e' richiesto, quando a tutti i costi si cerca instradare qualcuno nella via della ricezione, si compie il -peccato- di violare quello che e' il libero arbitrio umano. Nella filosofia buddista questo aspetto e' molto chiaro e si esprime dicendo che un certo tipo di aiuto interferisce con la espressione del Karma. Quindi, qualsiasi tipo di aiuto parte necessariamente da tale assunzione: l'impossibilita' di aiutare. Tutto cio' non deve essere motivo si frustrazione, perche' dietro al rispetto del Karma, soggiace il sacro riconoscimento dell'assoluta inviolabilita' dell'individualita' umana, che nessuna contingenza puo' sfiorare. E con questo torniamo naturalmente nelle braccia di Madre Teresa. O l'aiuto giunge dal piu' profondo riconoscimento della natura umana la quale si intersca inesorabilmente con il dolore, con l'abbandono, con l'egoismo e quant'altro, oppure il semplice disiderio di eliminare la sofferenza in genere si traduce nella rimozione della stessa, che a tempo determinato torna sotto spoglie diverse.

Andrea


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