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storia & cultura : Vajont: 43 anni sotto il fango
Inviato da caio il 9/10/2006 9:50:00 (23896 letture)

di Claudio Gasparato

Marco Paolini è un “beumat” (o “belumat”), un bellunese, attore, autore e regista che nel 1990 fondò la compagnia Moby Dick – Teatri della Riviera, dove per Riviera s’intende la Riviera del Brenta e precisamente i comuni di Dolo e Mira. È sulle rive del Naviglio Brenta che nasce l’Orazione Civile che avrebbe portato il nome di Marco Paolini sulla bocca di tutta Italia, dalla Vetta d’Italia a Lampedusa. È in questi luoghi, dove sono nato e cresciuto, che si è sviluppata una vicenda che costituisce ancora, a quanto ne so, un episodio unico e irripetibile nella storia della televisione italiana.

Nell’era dell’informazione a valanga, che tutto travolge e tutto mischia, la storia dell’Orazione Civile mi ricorda gli aedi che nella Grecia arcaica giravano di paese in paese per raccontare le storie e i miti; con una forzatura, potremmo considerarlo il cinema di allora. Gli aedi tramandavano una storia anche per centinaia di anni, ...

... in periodi, come il cosiddetto medioevo ellenico, in cui praticamente non esisteva la scrittura e per questo svilupparono una capacità mnemonica eccezionale. È in questo modo, per fare un esempio, che si sono propagate e tramandate le vicende della guerra di Troia. L’aedo dei giorni nostri, Marco Paolini, ha cominciato a raccontare una storia tremenda nel 1993 e l’ha ripetuta centinaia e centinaia di volte, cominciando dalle case degli amici, per arrivare nelle piazze e passando per scuole, ospedali, circoli culturali, teatri… A differenza degli aedi, che inghirlandavano le loro storie a mano a mano che ci si allontanava dal momento raccontato (l’Iliade è un magistrale miscuglio di mitologia, storia, epos e poesia), Paolini ha aggiunto dati, notizie e fonti negli anni che vanno dal 1993 al 1997 ed è arrivato sul palcoscenico sormontato dal mostro che fa ancora bella mostra di sé, la diga del Vajont, con tutta la storia nella testa. Come per le storie degli aedi, che ebbero in Omero, o chi per lui, il redattore che ne ha conservato i racconti tramandati per secoli, quel patrimonio racchiuso nella testa di Marco Paolini meritava di essere raccolto e portato a conoscenza di un pubblico più vasto possibile. È proprio quello che è successo e questo non può che destare meraviglia.

Mia mamma viveva in una famiglia “benestante”, nel senso che, a differenza della famiglia di mio padre, riusciva a mettere insieme ogni giorno pranzo e cena; a differenza di mio padre, che ha dovuto abbandonare la scuola per cominciare a lavorare all’età di nove anni, mia madre aveva anche la possibilità di fare le vacanze estive in montagna. Merito delle zie suore che la ospitavano, ma tant’è. Le sue vacanze estive significavano Erto, uno dei paesi a monte della diga, che con Casso formava il comune impronunciabile di Erto-Casso. Avevo sette o otto anni quando facemmo una gita nei luoghi delle vacanze adolescenziali di mia madre, a bordo della Fiat 600 che sputava vapore ad ogni salita più lunga di un chilometro. Io ero il classico bambino rompiballe, di quelli da una media di mille “perché?” all’ora, sopportato a fatica e giustamente. Dovevo raccogliere notizie e informazioni dai discorsi dei grandi, che ai miei “perché?” rispondevano immancabilmente con un “tasi!”, “sta xito!” e da quelle informazioni slegate e frammentarie capii che in quei luoghi era successo qualcosa di mostruoso… La diga, però, l’avevano già ricostruita, pensai: era lì, massiccia, imponente, altissima.

È incredibile constatare che l’ignoranza di un bambino di sette, otto anni sia paragonabile all’ignoranza di gran parte del circo mediatico dell’informazione. Ancora in occasione dei quarant’anni dalla tragedia, nell’ottobre del 2003, i servizi e i singoli giornalisti che parlavano di “crollo” della diga non si contavano. No, la diga non è crollata per niente. La diga, come dice Paolini, era un gioiello dell’ingegno e dell’ingeneria italici. Da esserne orgogliosi, da gonfiare il petto...

Marco Paolini è arrivato alla fine di quel lungo percorso, iniziato nel 1993 a Marano Veneziano (primo racconto pubblico), il 9 ottobre 1997. L’Orazione Civile poteva andare in scena nel luogo naturale, il Vajont, all’ombra della diga e con un megafono non da poco, la diretta sul secondo canale della Rai Radio Televisione Italiana. Minchia! Un attore e autore sconosciuto ai più, per quanto bravo, in diretta in prima serata e per tre ore per merito di una delle ammiraglie del carrozzone mangiasoldi chiamato Rai. Tutto questo per raccontare la figura di merda (scusate…) di SADE, ENEL, stato, enti locali e chi più ne ha più ne metta. Se qualcuno si è scandalizzato per la parola “merda”, mi scuso ancora e cambio vocabolo: assassina! Va meglio?

Il racconto di Paolini è vibrante, ironico, comico in alcuni tratti, preciso, documentato, senza sbavature. È intuibile che, da buon aedo, la storia ce l’ha completamente in testa, non ha bisogno di parole scritte e se ogni tanto legge qualcosa, è solamente per non intimidire noi poveri esseri umani. Sì, perché in quelle serate, come ha raccontato lo stesso attore, Paolini era qualcosa di più di un essere umano; o meglio, quell’essere umano è riuscito a convogliare su di sé e a rimandare agli altri, tutta la rabbia, la frustrazione, le lacrime e anche l’odio, sì, l’odio, delle persone che da quarant’anni attendono giustizia. Una concentrazione tale di sentimenti da distruggere una mente, da farla potenzialmente esplodere. Non è successo, o meglio, è successo che quell’esplosione virtuale si sia propagata in maniera benefica verso chi ascoltava. Ne riparleremo (chi si è stancato di leggere, può tranquillamente smettere, perché la storia è ancora lunga).

Pensando al disastro indiano di Bhopal, è difficile non porre in rilievo le coincidenze tra quella tragedia e la storia pazzesca del Vajont. Interessi economici più che rilevanti, sottovalutazione dei rischi ambientali, assoluta noncuranza verso la popolazione locale, le avvisaglie del disastro incombente e pure il giornalista che cerca di mettere in guardia dal pericolo, in entrambi i casi, sottostimando l’entità della catastrofe reale e futura. Paolini ha dedicato la sua passione civile anche ai morti di Bhopal: specializzato in disastri? Teatro delle lacrime e del dolore? No! Storia degli uomini, tragedia moderna composta di nomi che impongono e di masse che subiscono. Nei casi di Bhopal e del Vajont, infatti, i nomi ci sono, non siamo nel caso degli “innominabili” di Giorgio Gaber: di noi posso parlare, cantava Gaber, perché so chi siamo. Noi sappiamo chi sono gli altri e molti altri conoscono e hanno conosciuto quei nomi da quel 9 ottobre 1963. Quei nomi li sa anche Marco Paolini, tanto che la sua Orazione Civile, in alcuni momenti, si trasforma in un potenziale verbale della Questura.

Chi giunge a Longarone, lungo la valle del Piave, entra in un paese moderno, un paese che, a differenza di altri della stessa zona, sembra non avere una storia scritta sulle case; ma non ci si fa caso, si passa e si continua verso Cortina e le montagne del Cadore. Chi si ferma in paese può darsi un’occhiata in giro e puntando lo sguardo verso est, introfularsi verso una gola strettissima e minacciosa: eccola la figura grigia e funerea della diga, ecco lo scivolo lungo il quale i milioni di metri cubi d’acqua si sono lanciati nella loro corsa verso la distruzione di interi paesi, il primo dei quali è quello che vi ospita in questo momento, il paese, Longarone, che non ha storia, perché la sua storia è stata spazzata via in pochi secondi più di quarant’anni fa. Paolini comincia da Longarone, da quella fermata ferroviaria che lui vedeva ogni estate sulla via delle vacanze. “Un sasso è caduto in un bicchier d’acqua”, scrisse Dino Buzzati l’11 ottobre 1963. Il sasso, il bicchiere, la tovaglia con le migliaia di moscerini umani che non potevano difendersi (Giorgio Bocca): belle parole, poetiche quasi. Buzzati e Bocca, tuttavia, nel loro afflato poetico, si dimenticano dei moscerini, quasi che un Raskolnikov e un Dostoevskij siano passati invano e si concentra sul bicchiere. Il bicchiere che non si è rotto. O gioia, o gaudio…

Tra i ricordi personali e i momenti gustosi, come la gita in sidecar del geologo Giorgio Dal Piaz e dell’ingegnere Carlo Semenza, Paolini snocciola dati come un computer.

- Ricordate la tragedia della Val di Stava, 18 luglio 1985? 268 morti per il crollo di una diga della Montedison. 450.000 metri cubi di fango.
- Ricordate la frana della Valtellina, estate 1987? 45 milioni di metri cubi di montagna che crollano e cambiano la geografia della zona.

E il Vajont? 260 milioni di metri cubi di roccia che precipitano come un sasso nel bicchiere di Buzzati e spazzano via duemila moscerini incoscienti che invece di volare via se ne stavano sulla tovaglia. Metafora troppo forte parlando di esseri umani? Giorgio Bocca scrisse di tragedia pulita in tempi di bomba atomica, una tragedia sulla quale gli uomini non hanno messo le mani. “Se davvero la natura si decidesse a colpirci…”, aggiungeva Bocca. La natura, purtroppo, non ha pensato di colpire la sua penna in quei giorni. Non poteva sapere, si potrebbe pensare. Si sapeva, eccome se si sapeva. Tina Merlin aveva dalla sua la malaugurata sorte di essere comunista e di scrivere per il foglio comunista, l’Unità, ai tempi, per quanto ne so, poco più di un foglio di partito (per molti lo è stato anche ai tempi di Veltroni e lo è ancora oggi, ma non addentriamoci). La Merlin, come quell’oscuro giornalista indiano che aveva tentato di denunciare la tragedia imminente di Bhopal, cercò di fare la Cassandra della situazione che si stava profilando nel Vajont, ma nemmeno la sua influenza di parlamentare socialista riuscì a smuovere nulla. Era la solita catastrofista, insomma e di lei i vari Bocca, Buzzati e Montanelli non si ricordarono nemmeno a sasso caduto e tovaglia bagnata.

Il racconto di Paolini prosegue ormai cronologicamente con le fasi della costruzione, i primi sgomberi delle case che verranno invase dal lago che si formerà sull’invaso, i dubbi di questo e di quello, subito rassicurati da chi di dovere. Si arriva ai collaudi e alle prove di invaso. Prima di tutto questo, una frana piomba sulla diga di Pontesei, poco a nord del Vajont. Un campanello di allarme? Ma no: è morto un solo moscerino, che per di più non stava su nessuna tovaglia, ma sul bordo del bicchiere. Il suo corpo non verrà mai più ritrovato: occhio non vede, cuore non duole.

La SADE, nazionalizzata e diventata ENEL, ha fretta di entrare in azione. Il tempo passa e bisogna fare “schei”, come direbbe un Paperon de’ Paperoni veneto. Un geologo austriaco dice che c’è un’enorme frana che incombe sull’invaso della diga? Balle. L’ingegno italico non si può fermare, tanto più per le parole invidiose di un nemico che ci aveva invaso (ironia delle parole). Le prove d’invaso, insomma, continuano e si arriva alla terza, la più importante, il collaudo definitivo della diga. Il livello arriverà a 715 metri sul livello del mare, di soli sei metri sotto l’orlo della diga, nonostante le raccomandazioni dell’ingegner Ghetti di non superare quantomeno quota 700. Balle. Quei quindici metri, secondo Ghetti, in caso di frana provocherebbero un’onda di “proporzioni infinitamente più grandi”. Ghetti insegna all’Università di Padova, cosa ne sa di montagne e di frane coi suoi minuscoli Colli Euganei? Si va avanti. Si riempie e l’acqua sale, sale, sale. All’inizio di settembre si raggiunge quota 710 e la frana si muove sempre di più, fino a quando, il 2 settembre, il monte Toc (“toco”, pezzo…) molla un peto sotto forma di un terremoto del settimo grado della scala Mercalli. Il comune di Erto si allarma, anche perché alcune case del paese crollano in seguito alla scossa, avvertita anche in fondo alla valle, a Longarone. Balle. La situazione è sotto controllo. Secondo le colonnine-indicatori piazzate dai geologi, la montagna si è spostata (tutta assieme!) di ventidue centimetri in avanti, ma la situazione è sotto controllo. Siamo o non siamo i geni italici?

Un dubbio, però, s’insinua anche tra i tranquillizzatori. Le colonnine che si spostano tutte assieme, confermano che il geologo austriaco, quel nemico, aveva ragione: la frana del Toc è proprio un pezzo unico ed è qualcosa di più di un sasso. Viene fermato il collaudo, ma la frana non ne vuole sapere di fermarsi. È ciò che succede di solito: la pressione dell’acqua dovrebbe fermare il movimento franoso, ma in questo caso la frana è ribelle e continua a muoversi, 22 millimetri al giorno.
Cos’era successo? La montagna, quel “toco” immenso, era diventata una spugna che beveva come gli “inbriaghi” delle nostre parti, che cominciano con le “ombre de vin” fin dal primo mattino. Il livello freatico della montagna era pari al livello del lago, non poneva più alcuna resistenza. Risultato: togli l’acqua e viene giù tutto, lascia l’acqua e potrebbe venir giù tutto, ma su un livello tale da provocare un’ondata di catastrofiche dimensioni.

Si comincia a togliere l’acqua e la montagna dietro, come un cagnolino. Pericolo? Balle. È tutto sotto controllo, tanto che l’ingegnere responsabile parte per un viaggio negli Stati Uniti. Il livello arriva a 700 metri il 9 ottobre 1963. Siamo salvi!

È a questo punto che il racconto di Paolini si trasforma in una delle più straordinarie dimostrazioni dell’ingegno umano, altro che le dighe! Ho rivisto più volte l’Orazione Civile e non riesco ad abbandonare l’idea che Paolini in quel momento, nella parte finale del racconto, si trasformi da uno a tanti, che riesca a nutrirsi della rabbia e delle lacrime per lanciarsi in una delle più tremende invettive che le mie orecchie abbiano mai ascoltato. Non è un’invettiva fatta di parolacce, no, qui le parolacce non servono: basta il racconto e la forza delle parole di Paolini per far vergognare e smuovere tutto dentro.

È la sera di Glasgow Rangers – Real Madrid, in Eurovisione. A Longarone sono quasi tutti davanti ai televisori dei bar quando, alle 22 e 39, l’ultimo filo che teneva su la frana, “l’ultima bava di ragno” la chiama Paolini, cede e con un’accelerazione da 60 centimetri a 100 chilometri all’ora, piomba sul lago. 50 milioni di metri cubi d’acqua si alzano a formare un fungo di 250 metri che batte contro lo sperone roccioso di Casso, frantuma i tetti delle case con gli schizzi, ma non fa nessun morto. Mezza di quell’onda torna verso l’invaso e si dirige verso l’altra sponda, verso Erto. A Erto si contano i morti, ma l’onda nel suo viaggio ha perso potenza e i paesi delle frazioni sottostanti vedono un oceano passare a cinquanta metri sopra le loro teste e si rallegrano (?) di poterlo raccontare.

Moscerini di Casso illesi, mentre a Erto e frazioni si contano 160 morti. Una tragedia immane, ma chi si ricorda di loro? Dei 50 milioni di metri cubi d’acqua innalzatisi dal lago, sono “solo” 25 quelli interessati ai paesi in eterno conflitto di Erto e Casso: gli altri 25 si dirigono verso il fondo valle, attraverso quel canalone costruito nel tempo dal torrente Vajont, verso la tovaglia che si chiama Longarone e verso i suoi moscerini. La diga è una bazzecola: nel punto più alto, l’acqua sovrasta il bordo di 230 metri, mentre un rombo di tuono che non è un tuono e che mai dovrebbe essere udito da orecchio umano e che ancora oggi segna i ricordi dei sopravvissuti, annuncia l’arrivo del convoglio. Prima dell’acqua, però, arriva il messaggero, l’aria: il Giorgio Bocca che usava il paragone tra l’era atomica e la tragedia “pulita” del Vajont, non pensò allo spostamento d’aria provocato da quel lago immenso che s’incanalava nella stretta gola del torrente, come poteva? Dei duemila corpi di Longarone, se ne trovarono non più di mille: gli altri? Spazzati dallo spostamento d’aria che toglie indumenti, pelle, organi interni, ossa, tutto, come una bomba atomica. Ciò che resta viene frantumato dall’interprete principale, l’acqua e i detriti che trasporta, un muro di 30 metri che piomba a una velocità di 80 chilometri all’ora sul Piave, sulle case, sulle strade… e sui moscerini. Come in un gioco osceno, l’onda spazza via Longarone e risale verso nord per due chilometri e poi ritorna per terminare il lavoro e dirigersi verso il mare: “60 chilometri dopo Longarone il muro della piena che corre lungo il Piave è alto a tratti ancora 12 metri”.

Paolini è un convoglio di emozioni mentre racconta i momenti finali della tragedia. Dopo aver atteso l’ora esatta di quel 9 ottobre 1963, si lancia come l’onda di piena, strabordante, inarrestabile, urlante tutto il dolore di quei momenti che lui non ha vissuto, ma ha interiorizzato, incanalato, macinato e restituito a tutti noi. L’Orazione Civile raggiunge un punto di non ritorno: non si può andare oltre, inutile andare oltre. I processi, le battaglie per i risarcimenti che non restituiranno a nessuno le perdite umane, che non sono moscerini, qualcuno lo dica a Giorgio Bocca, sono un tema diverso. Ciò che si doveva fare, lo si doveva fare prima, non dopo. Che il dopo sia uguale al prima, con le vergognose condotte di ENEL e stato, non fa che confermare che vicende come quella del Vajont servono a poco o nulla. È un bene che ci siano i Marco Paolini a ricordarcelo.

Vergogna!

Claudio Gasparato ("Caio")




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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
Satirus
Inviato: 9/10/2006 10:04  Aggiornato: 9/10/2006 10:50
Mi sento vacillare
Iscritto: 24/4/2006
Da: Luogocomune
Inviati: 511
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
'

Citazione:

.... Prima della frana, i colpevoli silenzi e la criminale avidità della società elettrica. Dopo, il comportamento dello stato nei confronti dei superstiti e la corsa all'affare
Vajont, due volte tragedia
di Lucia Vastano

C'è un Vajont che mai nessuno ha raccontato. Non riguarda la spaventosa notte di 39 anni fa. Non riguarda nemmeno l'avidità umana, l'imperizia, la criminale leggerezza con la quale vennero ignorati gli inequivocabili avvertimenti lanciati per anni dalla natura violentata dagli uomini. E' il Vajont del dopo. Dopo che dal monte Toc, corroso alla base da un progetto che soltanto in nome del buonsenso non si sarebbe mai dovuto realizzare, si staccò la gigantesca frana. Dopo che la maledetta onda si abbatté su Longarone e le sue frazioni, su Castellavezzo, su Erto e Casso, rubando la vita a 1.917 esseri umani. Dopo che tutto quello che poteva e doveva essere fatto per evitare la "strage di stato" non fu fatto.
E' la storia di come lo stato si comportò con i superstiti, quelli che per un imponderabile gioco del destino, non erano a casa con i propri familiari, spazzati via dall'acqua. E' la storia di come lo stato riuscì a fare un business anche della disgrazia, di come in nome del Vajont venne pianificato lo sviluppo industriale di tutto il Triveneto, di come si fecero leggi per elargire miliardi (dell'epoca e attuali) ad aziende e privati che non avevano perso nulla nella disgrazia. Di come invece si trovarono cavilli legali per liquidare con quattro soldi chi aveva perso tutto, casa, affetti e persino ricordi.

E' la storia di come gli stessi meccanismi che avevano portato alla tragedia si riproposero nel dopo, umiliando i deboli e le vittime, favorendo chi, non avendo morti da piangere, poteva farsi avanti per reclamare la sua fetta di torta.


Un caso esemplare
Il Vajont del dopo è una storia italiana esemplare che, non a caso, è stata ignorata dai media. «Il dopo Vajont è stato ancora peggio della tragedia, persino più scandaloso e doloroso per tutti noi superstiti» si sfogano in molti.

Furono proprio i media a dare l'avvio al secondo capitolo del Vajont. Cominciarono subito, fin dalla mattina dopo l'apocalisse, il 10 ottobre 1963 quando l'Italia si svegliò leggendo sui quotidiani la notizia di quello che era successo da poche ore. Il ruolo della stampa italiana fu fondamentale. Mentre sui giornali esteri (New York Times, The Times, Le Monde ecc.), molto attenti a raccontare quello che era davvero successo, si dava largo spazio all'inchiesta condotta dalla giornalista dell'Unità Tina Merlin, in Italia si mobilitarono le più prestigiose firme del giornalismo (tra gli altri Montanelli) per fugare ogni dubbio: quello che era successo era una disgrazia naturale per la quale l'uomo non aveva alcuna responsabilità. I superstiti che reclamavano giustizia erano fomentati da «sciacalli comunisti» che speculavano sul dolore e sui morti. Chi accusava la Sade-Enel, chi faceva nomi e cognomi era da «additare al pubblico disprezzo». C'era solo una lezione da imparare da quella notte. Il settimanale della Dc, La Discussione, lo scrisse chiaro: «Perché sono morti? Quella notte nella valle del Vajont si è compiuto un misterioso disegno d'amore». Come dire: quello che è successo è stato volontà di Dio. Fatevi il segno della croce e non pensateci più......


Continua qui

nettunio
Inviato: 9/10/2006 10:15  Aggiornato: 9/10/2006 10:15
Ho qualche dubbio
Iscritto: 25/5/2006
Da: dall'Isola nell'Isola
Inviati: 227
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
QUI un interessante video-documento su ciò che è successo quel giorno!!

Finzas a candu non biti su santu, non creiti a sa festa!!
cocis
Inviato: 9/10/2006 10:45  Aggiornato: 9/10/2006 10:45
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
anche in questo casa i rspsonsabili la hanno fatta franca...

dede00
Inviato: 9/10/2006 12:27  Aggiornato: 9/10/2006 12:28
So tutto
Iscritto: 5/5/2006
Da:
Inviati: 9
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Qui i due video dello spettacolo di Marco Paolini andato in onda su RAI 2 qualche tempo fa:

Marco Paolini 1

Marco Paolini 2

Skafloc
Inviato: 9/10/2006 19:01  Aggiornato: 9/10/2006 19:01
Ho qualche dubbio
Iscritto: 7/3/2006
Da: ROMA
Inviati: 188
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Vi segnalo anche questo sito:
www.vajont.net

Vi consiglio inoltre i libri di Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore del legno, ertano doc, cioè abitante di Erto, uno dei paesi distrutti. Bambino all'epoca del disastro, è quello che maggiormente ha descritto la tragedia del dopo vajont, lo sconforto, la disperazione e la perdita di identità delgi abitanti della valle, che in una notte hanno visto il loro mondo sparire.

Le cose urgenti vanno fatte con calma
felice
Inviato: 9/10/2006 19:04  Aggiornato: 9/10/2006 19:05
Mi sento vacillare
Iscritto: 14/3/2006
Da: Parma
Inviati: 759
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
x cocis Inviato: 9/10/2006 10:45:
Citazione:
anche in questo casa i rspsonsabili la hanno fatta franca

A me risulta che sia stato Amato a dare una grossa mano ( da esimio giurista) affinché non si condannassero ma, c'é chi lo vota!
fe

Solo col governo di sinistra possono passare SORDIDE e SILENTI le riforme di destra. Il SOLE é storto! Sento di navigare su una nave tarmata. Le tarme sono tante che la nave sulla quale viaggio é destinata a risolversi consumata nel fuoco delle GUERRE.
Paxtibi
Inviato: 9/10/2006 19:11  Aggiornato: 9/10/2006 19:11
Sono certo di non sapere
Iscritto: 3/4/2005
Da: Atene
Inviati: 8134
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Italia: una vita nella merda.

lamefarmer
Inviato: 9/10/2006 21:43  Aggiornato: 9/10/2006 21:43
Mi sento vacillare
Iscritto: 23/9/2005
Da: vacu°u(m)
Inviati: 334
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Italia: una vita nella merda.


In un paradosso chiuso in se stesso, devo dire Paxtibi che vorrei molto che fosse così.
A volte mi dico che se l'Italia, solo l'Italia fosse il centro delle vite di merda, allora il mondo sarebbe un posto bello dove vivere. Ma il problema (come sempre) non é l'Italia ma il sonno che addomestica l'uomo moderno.
Non che anticamente fosse meglio, anzi. Ma partecipare alla vita globale, quella che per intenderci era prima solo di certi nobili, e comunque solo per territori limitati, ha il vantaggio di allargare gli orizzonti e il rovescio di chiederti una resposabilità personale maggiore. Se hai l'animo di un mezzadro, o di un carbonaio furbo, farai danni nel tuo piccolo mondo, coltinvado magari rape o carbone di pessima qualità. Combinerai danni circoscritti al tuo mondo. Se sei un top manager di un importante azienda energetica, l'animo non cambia perché é cambiato il tuo ruolo e spargerai dolore e morte, senza nemmeno che questo costituisca per il tuo animo un danno, perché devi compiere numerose scelte al giorno e perché sai che molte di queste possono essere sbagliate ma ti consoli con il fatto che "tanto non avresti potuto farci nulla".
Se ci rifletti é un atteggiamento che abbiamo tutti, verso le cose della vita, ma le dimensioni e prospettive cambiano per ognuno e per ogni situazione.

Il "sonno" percettivo impedisce a molti di noi di rimanere "collegati" al mondo, di avere una dimensione drammatica e realistica di ciò che circonda la persona.
La tendenza e di nascondere di non vedere, di girare la testa dall'altra parte, magari rivolgendo l'attenzione al futuro o in luoghi lontani. E' l'atteggiamento tipico di chi "allontana da se" la realtà. E' il rimanere incollati all'ultimo video di Baglioni o di Vasco, vivendo l'attesa della domenica per la partita, dicustendo degli amici di quanto é stato buono e abbontante l'ultimo pasto, del prossimo acquisto, o della persona su cui abbiamo in quel momento l'attenzione.

Non dico che tutto questo non sia importante, che si debba tralasciare, tutt'altro: semplicemente non ha senso divenga il mezzo (e la scusa) per tenere l'attenzione lontana dalla realtà, che comunque hai attorno.

La realtà é vissuta come fastidio, come obbligo, come dolore o come bruttura inumana di cui é meglio occuparsi il meno possibile, il più infretta possibile e soprattutto, limitatamente al poco che abbiamo da offrire.
Giusto la mancia al prossimo bambino che ti viene a chiedere l'elemosina in metrò.

QUANTI Paxtibi, QUANTI conosci farebbero domani una manifestazione per chiedere una soluzione per tutti i minorenni schiavizzati che ci scorrazzano sotto il naso?!?
QUANTI!?!
La Moratti ha proseguito il taglio ai fondi destinati ai diseredati e agli straccioni che aveva cominciato il suo predecessore.
Io come cittadino mi sento impotente, perché uno dopo l'altro tutti gli strumenti che avevo per poter reagire mi sono stati resi inaccessibili o inutili. Se devo scegliere tra una "casa famiglia" tra le mani di un prete fuori controllo e la strada... Bhe, avendo visto dall'interno tutte le realtà non ho proprio idea di cosa sia peggio oggi per un inerme bambino abbandonato...

Penso che la strada per le favelas brasiliane sia aperta. Forse i pedofili si sono stufati di fare mezzo giro del pianeta per trovarsi i clienti...

La realtà, non solo e non tanto per l'11/9, sta lentamente scivolando fuori dalle nostre dita, ci stà trascinando per effetto di inerzia verso il basso, e nessuno sembra più di tanto intenzionato a lottare per impedirlo.


Ognuno parla di se stesso, sempre e comunque
Redazione
Inviato: 9/10/2006 21:46  Aggiornato: 9/10/2006 21:46
Webmaster
Iscritto: 8/3/2004
Da:
Inviati: 19594
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
SEGNALIAMO CHE I COMMENTI CHE PRECEDONO QUESTO POST SONO STATI SCRITTI PRIMA CHE L'ARTICOLO FOSSE PUBBLICATO

LA REDAZIONE

francesco7
Inviato: 9/10/2006 21:59  Aggiornato: 9/10/2006 21:59
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Vi consiglio inoltre i libri di Mauro Corona, scrittore, alpinista e scultore del legno, ertano doc, cioè abitante di Erto, uno dei paesi distrutti. Bambino all'epoca del disastro, è quello che maggiormente ha descritto la tragedia del dopo vajont, lo sconforto, la disperazione e la perdita di identità delgi abitanti della valle, che in una notte hanno visto il loro mondo sparire.

Confesso di non conoscere questo Mauro Corona. Certo non viene descritto in modo simpatico dal curatore del più vasto sito esistente sulla strage del Vajont e dall'avvocato roveretano Sandro Canestrini - cui il Comune di Erto conferì la cittadinanza onoraria in segno di perenne stima e gratitudine - che in modo lapidario a lui si è rivolto in questi termini:
"Caro Mauro,
il fuoco del mio caminetto ha appena finito di distruggere le tue pubblicazioni: 'naturalmente' le avevo comprate tutte, ed altrettanto 'naturalmente' ho provveduto, oggi, a bruciarle.
[...] Una riflessione: quanto è lunga attraverso tradimenti e menzogne la strada per giungere alla verità quando la potenza del denaro impera in questo modo".

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
manolete
Inviato: 9/10/2006 22:41  Aggiornato: 9/10/2006 22:41
Mi sento vacillare
Iscritto: 6/2/2005
Da:
Inviati: 470
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Salud a tutti.

Scusate se mi intrometto (perdoantemi, lo faccio sempre più raramente), ma leggere di Vajont è per me parlare di corda in casa dell'impiccato...

Alcuni piccoli appunti:

1) all'articolista: chi come me ha letto "Sulla pelle viva" della Merlin, si taglierebbe una mano piuttosto di chiamare la Tina, Dina... Quando le cose ti entrano veramente "dentro" la pelle, non ci si sbaglia su dettagli "insignificanti" ...

2) @ Skafloc (spero di aver citato bene) : grazie per aver ricordato e citato Mauro Corona.
Chi non sa chi Mauro sia, si informi... Magari vada a percorrere une delle vie alpinistiche che ha aperto sulle Dolomiti d'Oltre Piave... Oppure vada a vederlo "lavorare" (so che è un termine che fa sempre più ribrezzo ai più...) in bottega, mentre scolpisce una delle sue statue in legno... Oppure legga qualcosa di suo (come ad esempio "Il volo della martora")...

3)
Citazione:
Confesso di non conoscere questo Mauro Corona. Certo non viene descritto in modo simpatico dal curatore del più vasto sito esistente sulla strage del Vajont e dall'avvocato roveretano Sandro Canestrini - cui il Comune di Erto conferì la cittadinanza onoraria in segno di perenne stima e gratitudine - che in modo lapidario a lui si è rivolto in questi termini:
"Caro Mauro,
il fuoco del mio caminetto ha appena finito di distruggere le tue pubblicazioni: 'naturalmente' le avevo comprate tutte, ed altrettanto 'naturalmente' ho provveduto, oggi, a bruciarle.
[...] Una riflessione: quanto è lunga attraverso tradimenti e menzogne la strada per giungere alla verità quando la potenza del denaro impera in questo modo".


Credo che sia meglio andarselo a vedere il "Vajont": nella realtà virtuale è un po' diverso... Credo che il sito che hanno fatto (anche se sarà il più grande... e ti assicuro che lo conoscevo già) non riporti nemmeno la milionesima parte di quello che "è" il Vajont.
Per me che ho "visto" il Vajont (e chi l'ha "visto" non lo può dimenticare, ne porterà le ferite per tutta la sua esitenza, così come capita a me, che vi ritorno tutti gli anni perchè "non posso" più dimenticare...) Mauro Corona ne è uno dei profeti, così come lo è Marco Paolini. Quindi, non giudicate dalle recensioni e dai "pareri" ma andate e osservate con i vostri occhi.

4) Per chi avesse voglia di guardare nell' "abisso" (questa è un po' per te, Santaruina ) il mio consiglio è di andarci, lì, in quei posti, davanti a quella diga, e poi davanti a quella frana, e poi dentro quei paesi (Erto e Casso in particolare) e poi dentro il cuore di quelle montagne (se ne uscite interi). Dopo potrete parlare.

Hasta luego,
manolete

PS: chi teme di farlo in solitudine, può contattarmi, per una causa così nobile posso anche cercare di trasformarmi in un "silenzioso" Virgilio... (di viaggio nell'altro mondo si tratta... )

Paxtibi
Inviato: 9/10/2006 23:31  Aggiornato: 9/10/2006 23:31
Sono certo di non sapere
Iscritto: 3/4/2005
Da: Atene
Inviati: 8134
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
chi teme di farlo in solitudine, può contattarmi, per una causa così nobile posso anche cercare di trasformarmi in un "silenzioso" Virgilio

Mi prenoto matador, per la prossima volta che torno in Italia.

SirPaint
Inviato: 10/10/2006 0:13  Aggiornato: 10/10/2006 0:13
Mi sento vacillare
Iscritto: 26/5/2005
Da: Laputa
Inviati: 355
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
C'è un filo rosso che lega il Vajont ad un governo unico:

Vajont, SADE,Volpii, Cini, Ultimi Dogi. il duce, i conti neri, i gesuiti rossi, gli oligarchi .....

ciao sirpaint

No Plane!
spettatore
Inviato: 10/10/2006 1:05  Aggiornato: 10/10/2006 1:05
Mi sento vacillare
Iscritto: 15/11/2004
Da:
Inviati: 883
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
@ manolete :

Mauro Corona l'ho visto in tv e mi ha fatto compassione quando ha detto di provare un senso di colpa per essere sopravvissuto alla tragedia. La solitudine delle vette ed il lavoro sul legno devono essere per lui dei profondissimi momenti di meditazione.


Lo spettatore

Citazione:
Non metterti a discutere con un idiota. La gente potrebbe non accorgersi della differenza.
Beattle
Inviato: 10/10/2006 2:24  Aggiornato: 10/10/2006 2:24
Ho qualche dubbio
Iscritto: 15/1/2006
Da: Milano
Inviati: 57
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Grazie per l'articolo, ero molto ignorante in materia, serve sempre ricordare, specialmente gli errori!

E' avvilente associare al temine errore la morte di innocenti.

francesco7
Inviato: 10/10/2006 9:47  Aggiornato: 10/10/2006 9:47
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Mauro Corona l'ho visto in tv e mi ha fatto compassione quando ha detto di provare un senso di colpa per essere sopravvissuto alla tragedia. La solitudine delle vette ed il lavoro sul legno devono essere per lui dei profondissimi momenti di meditazione.


Non è che voglio fare polemica a tutti i costi ma forse sono altri i sensi di colpa che tormentano Mauro Corona. Nel suo libro "Aspro e dolce", finito di stampare nel settembre 2004 possiamo leggere a pagina 146:
[...] «Come la mettiamo per ieri sera? - esordì quello che mi stava di fronte - lo sa che ce n'è per finire a Peschiera un paio d'anni?»
Non sapevo cosa rispondere e abbassai la testa. Quando il mento toccò il petto, ebbi la fulminazione.
«Vi prego di perdonarmi - mormorai - sto attraversando un momento difficile. Sono rimasto solo. Ho perso tutti i familiari nel disastro del Vajont. E come risarcimento, lo Stato mi ha costretto a fare la naja. Ce l'ho con il mondo, quando bevo un bicchiere perdo la testa e il rancore viene a galla. Di ieri sera ricordo poco, ma vi prego di perdonarmi, d'ora in poi righerò diritto. Datemi questa possibilità.»
I due, visibilmente toccati, si guardarono in faccia, poi mi fissarono.
Sostenni gli sguardi con aria contrita ma ferma. Alla fine uno disse: «Resti qui a pranzo con noi». «Volentieri» risposi con una vocina da pia donna.
Avrei fatto salti di gioia sui tavoli. Mentre mangiavo un boccone, raccontai vagamente ai due ufficiali la storia del Vajont e della mia vita di orfano, badando a non scendere nei particolari quando chiedevano dettagli sui miei cari travolti dall'onda.
Fingevo un dolore ancora acuto nonostante fossero passati sette anni dalla disgrazia. I due non osarono insistere.
Alla fine mi congedarono con queste parole: «Vada, e cerchi di non bere più. Faccia il bravo, la vita deve andare avanti». In due giorni avevo rischiato due processi.
A distanza di trentaquattro anni ancora mi vergogno di quella scusa, campata a puro scopo di salvarmi il sedere. Avevo ignobilmente usato la catastrofe del Vajont per togliermi dai guai. Oggi più che mai sento il dovere di porgere le scuse a coloro che i morti li hanno avuti sul serio. I miei genitori ringraziando Dio sono ancora vivi, godono di ottima salute e onorano Bacco e tabacco ogni giorno. Venere non più. [...]

Ho trovato questa notizia nel sito che ho postato in precedenza

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
bunter24
Inviato: 10/10/2006 9:50  Aggiornato: 10/10/2006 9:50
Ho qualche dubbio
Iscritto: 7/9/2005
Da: Nebbiosa pianura padana
Inviati: 150
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Se non fosse per l'argomento tutt'altro che piacevole ti direi che è un articolo bellissimo.. grazie per avermi ricordato che non erano moscerini..


"Prima o poi arriva l'ora in cui bisogna prendere una posizione che non è né sicura, né conveniente, né popolare: ma bisogna prenderla, perchè è giusta."
Martin Luther King
Pausania
Inviato: 10/10/2006 10:02  Aggiornato: 28/4/2007 23:41
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Certo non viene descritto in modo simpatico dal curatore del più vasto sito esistente sulla strage del Vajont e dall'avvocato roveretano Sandro Canestrini - cui il Comune di Erto conferì la cittadinanza onoraria in segno di perenne stima e gratitudine - che in modo lapidario a lui si è rivolto in questi termini:


Corona e' un montanaro vero e duro, le mani grosse, i capelli crespi, usa poco la lingua, ma quando lo fa colpisce duro.

Nei suoi libri ha parlato chiaro e senza giri di parole, e per questo si e' fatto odiare da tutti. Soprattutto si e' scagliato contro chi si e' venduto il cadavere della nonna per soldi (testuale), contro i sopravvissuti che hanno fatto del Vajont un modo per fare soldi.

Quando ci sono andato io, ci ho messo forse mezz'ora a capire l'entita' della frana, ed era li di fronte e sotto di me. E' una cosa inimmaginabile, troppo grande per essere concepita.

Pausania
Inviato: 10/10/2006 10:06  Aggiornato: 10/10/2006 10:06
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Non è che voglio fare polemica a tutti i costi ma forse sono altri i sensi di colpa che tormentano Mauro Corona. Nel suo libro "Aspro e dolce", finito di stampare nel settembre 2004 possiamo leggere a pagina 146:


Scusa ma sei venuto a criticare Corona in conto terzi o che altro? Cosa vorrebbe dire quello che hai postato? La confessione di Corona? Lo svelamento dei suoi veri intenti?

Ti sfugge che forse il fatto che un libro scritto in prima persona non significa per forza un'autobiografia?

XXPIBIXX
Inviato: 10/10/2006 10:44  Aggiornato: 10/10/2006 10:44
Ho qualche dubbio
Iscritto: 28/5/2006
Da:
Inviati: 41
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
ho vissuto quattro anni a belluno e lavoravo a longarone...ho visto quei posti bellissimi e ho visto la diga...ti fa pensare aciò che è successo e ti fa vergognare di essere italiano...lo stato si è comportato come bush con l'11 settembre...e ho visto il film...ebbene la gente è ancora così un pò fatta alla buona, chiusa in se stessa, ma seria e gran lavoratrice. Ora dove prima c'era longarone ora c'è la zona industriale prevalentemente imperniata sulle occhialerie.
La tragedia è stata un duro colpo per tutta la provincia e ora per fortuna è una zona ricca di fabbriche dove la disoccupazione è vicina allo zero e si è formata una società multietnica e la delinquenza la si legge solo sui giornali...ma il ricordo e sempre vivo di quell'immane valanga che si è riversata sul vajont spazzando via migliaia di vite molte delle quali il piave ha portato giù fino a belluno per 15 km e i corpi venivano ripescati dal glorioso ponte della vittoria...ma molti hanno finito per giacere per sempre sul letto del glorioso piave.

francesco7
Inviato: 10/10/2006 11:19  Aggiornato: 10/10/2006 11:19
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
Ti sfugge che forse il fatto che un libro scritto in prima persona non significa per forza un'autobiografia?

Premetto che ho il massimo rispetto per il sign. Mauro Corona e per tutti i sopravvissuti dell'immane (annunciato) disastro del Vajont...io ho solo riportato il parere del curatore del sito e di un avvocato parte civile nel processo contro gli amministratori SADE ma nel sito ci sono molti altri giuìdizi critici sul sign. Corona. Da quello che ho capito tutto nasce da una intervista rilasciata da Corona al giornale Libero di Feltri nel quale egli critica aspramente gli allora amministratori locali ed i dirigenti del PCI che non si attivarono prontamente e non sostennero con la dovuta fermezza Tina Merlin che aveva denunciato sul giornale l'Unità l'imminente tragedia. Io non voglio entrare nella polemica politica perchè di questo si tratta. Ognuno leggendo la difesa degli amministratori locali di allora potrà farsi una sua personale opinione.
Perdonami, Pausania, ma spero per Corona che il brano che ho postato sia una notizia autobiografica altrimenti sarebbe molto più grave se egli avesse riportato vicende di terzi o addirittura si fosse messo a romanzare su una tragedia che ha segnato la coscienza civile di tutti noi italiani.

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
Pausania
Inviato: 10/10/2006 11:40  Aggiornato: 10/10/2006 11:40
Sono certo di non sapere
Iscritto: 6/4/2006
Da:
Inviati: 3872
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Francesco, non mi sono spiegato bene.

Per me Corona puo' essere anche un criminale incallito.

Quello che non capisco e' perche' tu venga qui a riportare quello che un sito dice rispetto ad un autore che per tua ammissione nemmeno hai mai letto. Se Corona non ti piace o non lo vuoi leggere sono fatti tuoi chiaramente, ma la pubblicita' gratuita alle polemiche sollevate dai politici non c'entra niente con quello di cui stiamo parlando.

Sai come si dice: a pensar male si fa peccato ma ci si indovina sempre.

francesco7
Inviato: 10/10/2006 12:14  Aggiornato: 10/10/2006 12:14
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Ho solo risposto ai post di altri utenti...se l'ho fatto ironicamente me ne scuso. Le polemiche le fanno i politici non certo i poveri cristi costretti a subire supinamente decisioni che vengono dall'alto. Corona in quella intervista si è prestato ad una turpe strumentazione politica di una triste vicenda che purtroppo nulla ci ha insegnato come dimostrano i successivi disastri avvenuti in Valtellina.... Io non sono un politico e non difendo alcun interesse di bottega. Delle mie parole e delle mie azioni, grazie a Dio, devo rendere conto solo a me stesso.

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
francesco7
Inviato: 10/10/2006 12:32  Aggiornato: 10/10/2006 12:32
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Errata corrige: volevo dire strumentalizzazione politica....
altrimenti poi Paolo Atti ci accusa di non conoscere l'italiano....

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
caio
Inviato: 10/10/2006 16:30  Aggiornato: 28/4/2007 23:44
Ho qualche dubbio
Iscritto: 22/4/2005
Da: Padova
Inviati: 32
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
-citazione-

1) all'articolista: chi come me ha letto "Sulla pelle viva" della Merlin, si taglierebbe una mano piuttosto di chiamare la Tina, Dina... Quando le cose ti entrano veramente "dentro" la pelle, non ci si sbaglia su dettagli "insignificanti" ...

Sembra che io non abbia letto "Sulla pelle viva" e sembra anche che abbia sbagliato su un dettaglio non insignificante (in effetti, io parlavo di Marco Paolini e non di Tina Merlin). Spero che il taglio delle mani scompaia anche nei paesi in cui ancora si pratica e non si applichi per uno scambio di consonante. Il dettaglio non insignificante riguardava la mia esperienza, non potendo essere nella testa di tutti gli altri, che hanno le loro esperienze, le loro storie e le loro sensazioni. Mi spiace che non si sia colto e questa è senz'altro colpa mia.

Come dice quel detto: “Se la merda fosse oro, i ricchi avrebbero due buchi del culo e i poveri nemmeno uno”. L’adeguamento strutturale dei buchi del culo degli africani, purtroppo, è ancora di là da venire.
Duvel
Inviato: 10/10/2006 20:21  Aggiornato: 10/10/2006 20:21
So tutto
Iscritto: 13/3/2006
Da: Vicenza
Inviati: 16
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Proprio 2 anni fa sono andato in "pellegrinaggio" alla diga e alla vallata ed è proprio un posto in cui non si riesce a stare che in silenzio (se si conosce veramente la storia). Tra l'altro oltre la tragedia e tutte le beffe-imbrogli della ricostruzione l'ENEL ha lasciato un "ricordino" alla poca gente di Erto: un piccolo bacino d'acqua tra la frana e l'abitato che d'estate produce una "bellissima" nebbia!!

Anche perchè forse peggio della tragedia di quel giorno c'è proprio la ricostruzione dove i trufatori hanno avuto buon gioco con queste persone "ignoranti" e sconvolte dai lutti, e dove le istituzioni hanno fatto di tutto (vedi il "divide et impera") per far morire Erto.

A proprosito di M.Corona devo dire che l'impressione che mi ha dato di persona ad uno spettacolo teatrale a Cividale è quella descitta da Pausania: un montanaro rude ma onesto.


Massimo

felice
Inviato: 10/10/2006 20:28  Aggiornato: 10/10/2006 20:28
Mi sento vacillare
Iscritto: 14/3/2006
Da: Parma
Inviati: 759
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Signori,
sono certo che storia Ilaria Alpi valga la pena di scoprirla tutta perché i veri balordi sono oggi ai vertici del nostro sistema e noi parliamo di cose meno, purtroppo, recondite di sorprese. Ilaria Alpi farebbe tremare molti potenti d'oggi.
fe

Solo col governo di sinistra possono passare SORDIDE e SILENTI le riforme di destra. Il SOLE é storto! Sento di navigare su una nave tarmata. Le tarme sono tante che la nave sulla quale viaggio é destinata a risolversi consumata nel fuoco delle GUERRE.
Redazione
Inviato: 10/10/2006 21:33  Aggiornato: 10/10/2006 21:41
Webmaster
Iscritto: 8/3/2004
Da:
Inviati: 19594
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
CAIO: Visto che sei rimasto momentaneamente senza mani (non temere, ricresceranno), correggo io per te lo strafalcione imperdonabile.

A parte le stupidaggini, grazie ancora per un articolo davvero particolare. Anch'io non sapevo molto del Vajont, e mi hai offerto una splendida porta di ingresso.

Nel fare un pò di ricerca, mi sono imbattuto in una fotografia che mi sembra sintetizzare al meglio quel concetto di "violenza" dell'acqua che molti faticano a descrivere.


caio
Inviato: 10/10/2006 22:41  Aggiornato: 10/10/2006 22:41
Ho qualche dubbio
Iscritto: 22/4/2005
Da: Padova
Inviati: 32
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Grazie mille Massimo per la "restituzione", cercherò di farne buon uso ; e grazie anche per la foto eloquente, molto più di tante parole.

Come dice quel detto: “Se la merda fosse oro, i ricchi avrebbero due buchi del culo e i poveri nemmeno uno”. L’adeguamento strutturale dei buchi del culo degli africani, purtroppo, è ancora di là da venire.
Skafloc
Inviato: 11/10/2006 1:51  Aggiornato: 11/10/2006 2:10
Ho qualche dubbio
Iscritto: 7/3/2006
Da: ROMA
Inviati: 188
 Vajont: 43 anni sotto il fango
Per Francesco7:

Boh, a me sembra che il brano di “Aspro e dolce” che hai riportato sia eloquente: Mauro Corona in tutti i suoi libri confessa gli errori e le debolezze della sua vita, senza mai accampare scuse, così come fa alla fine di quel brano.
Ti invito veramente a leggere i suoi libri, sono storie di uomini, di vite vissute, raccontate così, senza dare giudizi, senza ipocrisia.
Non ho ancora letto il sito che riporti, non capisco cosa possa avere quell'uomo contro uno come Corona. Non voglio difenderlo a spada tratta, ma è lui il primo a dare di sé un ritratto poco lusinghiero, così come di molti dei suoi paesani: scontrosi, attaccabrighe, ubriaconi, bugiardi e alle volte disonesti, insomma esseri umani.

Le cose urgenti vanno fatte con calma
Redazione
Inviato: 11/10/2006 2:13  Aggiornato: 11/10/2006 2:13
Webmaster
Iscritto: 8/3/2004
Da:
Inviati: 19594
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
ATTENZIONE: Siete pregati di NON CAMBIARE il titolo del topic all'interno di un thread. Se lo facessero tutti, la lista degli ultimi commenti che appare in homepage diventerebbe un casino inservibile

florizel
Inviato: 11/10/2006 3:26  Aggiornato: 11/10/2006 3:26
Sono certo di non sapere
Iscritto: 7/7/2005
Da: dove potrei stare meglio.
Inviati: 8195
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
caioCitazione:
Il dettaglio non insgnificante riguardava la mia esperienza, non potendo essere nella testa di tutti gli altri, che hanno le loro esperienze, le loro storie e le loro sensazioni. Mi spiace che non si sia colto e questa è senza'altro colpa mia.

A me, però, il tuo cuore è arrivato.
Mi associo a chi ti ha ringraziato per il tuo bell'articolo.

"Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando Libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi". Vittorio Arrigoni
Fabrizio70
Inviato: 11/10/2006 10:56  Aggiornato: 11/10/2006 13:21
Sono certo di non sapere
Iscritto: 18/5/2006
Da: Roma
Inviati: 3721
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Per non dimenticare :












Il lusso non può mai essere soddisfatto perché, essendo qualcosa di falso, non esiste per esso un contrario vero e reale in grado di soddisfarlo e assorbirlo.
Wilhelm Richard Wagner-1849
manolete
Inviato: 11/10/2006 23:26  Aggiornato: 11/10/2006 23:26
Mi sento vacillare
Iscritto: 6/2/2005
Da:
Inviati: 470
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Salud a tutti e perdonatemi se rispondo con ritardo, faccio il possibile ma non riesco a seguire internet quotidianamente.

@ Paxtibi: Citazione:
Mi prenoto matador, per la prossima volta che torno in Italia.

Grazie della fiducia, Pax, sono lusingato; preparati però, perchè di "virtuale" non c'è nulla, quasi peggio di una guerra...

@ Sirpaint: Citazione:
C'è un filo rosso che lega il Vajont ad un governo unico:
Vajont, SADE,Volpii, Cini, Ultimi Dogi. il duce, i conti neri, i gesuiti rossi, gli oligarchi .....

Centro! hai colto in pieno...

@ Spettatore: Citazione:
Mauro Corona l'ho visto in tv e mi ha fatto compassione quando ha detto di provare un senso di colpa per essere sopravvissuto alla tragedia. La solitudine delle vette ed il lavoro sul legno devono essere per lui dei profondissimi momenti di meditazione.

Complimenti, Spettatore. Che il tuo grande cuore possa battere sempre per condividere le miserie e i drammi di noi umani...

@francesco 7: scava un po' di più, ti eviterà di prendere delle cantonate o di sparare dei giudizi affrettati. Coraggio, questa vita è solo un passaggio...

@ Pausania: sei ufficialmente invitato a un "ritorno" dalle parti del Vajont, già hai colto molto dalla prima passata, ma c'è ancora molto da approfondire (ed hai un cuore a prova di infarto...)

@ caio: puoi anche aver letto "Sulla pella viva"... dalle tue reazioni non sembra che sia servito un granché... Puoi anche aver letto Paolini (o sentito a teatro), ma forse un po' di corsa... di fatto Paolini cita:
Citazione:
Il racconto del Vajont
Marco Paolini – Gabriele Vacis Garzanti 1997
2. SE VUOI DIVENTAR GRANDE, LEGGI LIBRI
E come fai a crescere?
Leggi libri!
Questo mi dicevano sempre: «Vuoi venire grande presto? Leggi libri».
Ogni viaggio in treno un libro: I ragazzi della via Pal. Bello! Letto.
Altro viaggio: Ventimila leghe sotto i mari. Bello! Letto.
Altro viaggio, altro libro. I pirati della Malesia, Le tigri di Mompracem, Sandokan. Bello!
E la perla di Labuan! Bellissima!
Altro libro, altro viaggio. Ivanhoe, due volumi. Due viaggi: andata e ritorno. Si diventa grandi per forza con Ivanhoe!
Dopo arrivano i libri che ti scegli tu, quelli che compri coi tuoi soldi. Il primo: Siddartha. Capivo niente la prima volta, ma bello! E poi Cent’anni di solitudine. Bellissimo. Capivo niente tre volte, ma bello, bello, bello! Un anno, mi ricordo, ho letto anche Porci con le ali: una porcheria! Io non so a cosa serve leggere quella roba là... È che per diventare grande devi leggere tutto e non puoi saperlo prima se è una porcheria o no.
Un anno, alla stazione di Calalzo, suona la campanella, arriva il treno, finite le vacanze più noiose della mia vita: «Le ultime vacanze in famiglia: giuro! ». Solo che dalla noia avevo letto tutti i libri che mi ero portato... «E adesso, per il viaggio di ritorno, come faccio?». Edicola della stazione. Giallo Mondadori: mai piaciuti. Urania: già letto. Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe. Il caso del Vajont.
Vajont? Mi interessa? Non c’è altro... «È in partenza dal primo binario ... ». Dai, dai, compra il libro, parte il treno...
Tutuntutun... Leggi il libro... Sulla pelle viva...
Tutun-tutun ... Come si costruisce una catastrofe ...
Tutun-tutun...Tutun-tutun ... Come si costruisce una catastrofe? Ma non hanno costruito una diga?
Tutun-tutun ... E la diga non era costruita bene? A regola d’arte?
Tutun-tutun ... La diga del Vajont era ed è un capolavoro...
Tutun-tutun ... Nessuno ha colpa, nessuno poteva prevedere. In tempi atomici si potrebbe dire che questa è una sciagura pulita, gli uomini non ci hanno messo le mani...
Tutun-tutun... Tutto fatto dalla natura che non è buona e non è cattiva, ma indifferente...
«Longaroneeee!».

...Sono cose che non si dimenticano... Nessuno scriverebbe Martin Luther Bing o Ernesto Che Quevara...
Opinioni... personali... (grazie comunque per l'articolo)... e non temere per le tue mani, non sarò di certo io a tagliartele (ma stai bene attento a dove le metti... )

@Redazione: Citazione:
correggo io per te lo strafalcione imperdonabile.
dove sta la correzione?
Citazione:
A parte le stupidaggini
grazie
Citazione:
Anch'io non sapevo molto del Vajont
e si vede...
Citazione:
Nel fare un pò di ricerca, mi sono imbattuto in una fotografia che mi sembra sintetizzare al meglio quel concetto di "violenza" dell'acqua che molti faticano a descrivere.
... se poi avessi visto come è "scorticato" il monte Toc (Pausania ti può dire qualcosa in proposito...) forse saresti dotato di un cuore un po' più "umano"...
Senza rancore, hasta luego, caballero...


@tutti: più che le foto, andate a vedere cosa è successo e vi assicuro che la vostra vita non sarà più la stessa; e non ci sono foto che tengano...

Suerte,
manolete

caio
Inviato: 12/10/2006 2:07  Aggiornato: 12/10/2006 2:07
Ho qualche dubbio
Iscritto: 22/4/2005
Da: Padova
Inviati: 32
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
manolete

Citazione:
@ caio: puoi anche aver letto "Sulla pella viva"... dalle tue reazioni non sembra che sia servito un granché... Puoi anche aver letto Paolini (o sentito a teatro), ma forse un po' di corsa...


Certo, un po' di corsa, quello che ho fatto (correre) sino a quando non ho cominciato a leggere: sono un lettore "ritardato", nel senso che ho cominciato a divorare libri ben dopo la maturità (che ho conseguito, parla di quella scolastica, a 34 anni, anche qui in ritardo). Quando ho scritto questo pezzo avevo sottomano il libro di Paolini e Vacis e negli occhi l'Orazione; non avevo e non ho il libro di Tina Merlin, mea culpa (e anche qui non ci siamo capiti). Continuo a non capire se la tua critica continua a riguardare una consonante errata o il racconto delle mie sensazioni: il ringraziamento per l'articolo, parrebbe confermare la prima ipotesi, il suggerimento a stare attento a dove mettere le mani (nonostante la faccina), mi dice qualcos'altro (e la lunga citazione dal libro di Paolini e Vacis me lo conferma). Le cose che non si dimenticano io non le ho dimenticate (quelle che mi hanno segnato riguardo alla vicenda del Vajont e ancora una volta, non posso che parlare a titolo personale), altrimenti non ci avrei scritto su un articolo, nato dalle sensazioni di quel bambino che andò in gita in quei luoghi 35 anni fa e cresciuto con le letture e la visione dell'Orazione di Paolini. In ogni caso, non penso sia importante, visto che sembriamo parlare due lingue diverse.

P.S. La correzione di Massimo Mazzucco è lì dove dovrebbe essere.

Come dice quel detto: “Se la merda fosse oro, i ricchi avrebbero due buchi del culo e i poveri nemmeno uno”. L’adeguamento strutturale dei buchi del culo degli africani, purtroppo, è ancora di là da venire.
francesco7
Inviato: 12/10/2006 9:36  Aggiornato: 12/10/2006 9:36
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
@francesco 7: scava un po' di più, ti eviterà di prendere delle cantonate o di sparare dei giudizi affrettati. Coraggio, questa vita è solo un passaggio...

Seguirò il tuo consiglio...io sono un archeologo e sono abituato a scavare in profondità. Lungi da me l'intezione di esprimere giudizi su persone che non conosco, io ho solo riportato giudizi ed opinioni di altre persone che sono profondamente radicate in quel contesto sociale e culturale e che hanno vissuto direttamente e sulla loro pelle quella vicenda dolorosa e della quale riportano ancora le cicatrici. Se l'articolo che ho ripreso da altro link risultasse anche solo vagamente diffamatorio verso il sign. Mauro Corona sarebbe immediataìmente stato tolto dal sito in questione.
Hai perfettamente ragione:"Questa vita è solo un passaggio!", ed aggiungo io:"ed è pure un passaggio molto stretto, cerchiamo in futuro di non elevare più barriere, muri o dighe artificiali perchè la natura per creare quello stretto passaggio ha impiegato millenni. Tutte le violenze che operiamo nei confronti della natura si ritorcono irrimediabilmente contro di noi.

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
manolete
Inviato: 12/10/2006 11:13  Aggiornato: 12/10/2006 11:13
Mi sento vacillare
Iscritto: 6/2/2005
Da:
Inviati: 470
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Hola Caio,

la tua ultima replica è franca e diretta (due qualità che apprezzo assai), e mi spinge a rispoderti in modo chiaro.

Ho apprezzato molto che tu abbia scritto il pezzo sul Vajont, pubblicandolo per l'anniversario. Criticarlo? da parte mia, poi, che, pur avendo studiato molto a fondo la vicenda (Paolini, Merlin, ma anche Mario Passi e altri documenti dell'epoca) e percorso innumerevoli volte quei luoghi non ho scritto nulla?
Sarei colpevole anche solo di questo: criticare chi opera, senza aver operato.

No. L'aver mosso un appunto su una consonante è stato puramente provocatorio, perchè, sebbene l'articolo sia un flusso gradevole di sensazioni provenienti dal cuore, non vorrei che tutto si fermasse lì: all'emozione.

La consonante sbagliata è l'indice di questo: siamo al livello dell'emozione, vorrei che si andasse oltre e si scalasse il livello della razionalità. Soprattutto in vicende come quella del Vajont. Enorme è il merito di Paolini nell'aver risvegliato l'attenzione di noi dormienti, ci indigna e commuove al tempo stesso il suo racconto teatrale, ma questa dev'essere solo la partenza...
Allora viene Sulla pelle viva (se ti può interessare ce l'ho in formato .doc, non hai che da chiedermela per e-mail e te la mando ), e viene la curiosità di "entrare" in quei luoghi, Erto, Casso, anche Longarone, e di portarci gli amici, i figli... perchè non dimentichino, perchè si facciano delle domande.

Forse ho creato un malinteso, vista la tua reazione, parlando di "taglio delle mani". La mia era solo una battuta (a quanto pare, malriuscita, visto che non ha fatto ridere...).
Se questo ti ha urtato, me ne scuso: non era mia intenzione offendere, tanto più che il senso era: IO mi taglierei una mano, piuttosto di sbagliare a scrivere il nome di una autentica eroina quale è stata Tina Merlin.

Chiudo con un'esortazione: scava, scava ancora sul Vajont e troverai quei collegamenti (quel tunnel di by-pass) che ti porteranno a capire molto del nostro attuale paese. Personalmente, ritengo la vicenda la "madre" di tutte le corruzioni, gli insabbiamenti, le malefatte, politiche e non, del nostro povero paese. Capire la madre, aiuta a capire i figli... piazza Fontana... gli anni di piombo (rosso e nero)... eccetera, eccettera, eccetera (come dice Gaber).

Suerte, manolete

PS: hai citato Gaber... è uno degli aghi della mia bussola.

manolete
Inviato: 12/10/2006 11:25  Aggiornato: 12/10/2006 11:25
Mi sento vacillare
Iscritto: 6/2/2005
Da:
Inviati: 470
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Hola Francesco7,

solo due piccoli "aggiustamenti" a quanto hai scritto, che condivito peraltro in toto.

Citazione:
Tutte le violenze che operiamo nei confronti della natura si ritorcono irrimediabilmente contro di noi.

completerei così: nei confronti della natura e dell'uomo.
Ho paura delle visioni che vedono natura e uomo contrapposti e non integrati.

Mauro Corona: posso solo consigliarti di lasciar perdere quello che i "recensori" scrivono sugli autori, se un autore ti interessa, leggilo e basta.
Mia moglie mi regalò Il volo della martora alcuni anni fa... l'ho già riletto alcune volte (sono pochi i libri che "ripasso": devono avere un particolare valore) e sono giunto al punto di comprarne una seconda copia da prestare agli amici a cui ho consigliato di leggerlo...
C'è però una controindicazione: aiuta molta nella lettura del messaggio di Corona aver respirato l'aria di Erto e delle Dolomiti d'Oltre Piave, dove tuttora vive, scrive, scolpisce (nasce come scultore, scrittore lo è diventato in seguito), arrampica...

Suerte,
manolete

PS: spero di aver "attizzato" ulteriormente la tua curiosità

francesco7
Inviato: 12/10/2006 12:02  Aggiornato: 12/10/2006 12:02
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Citazione:
completerei così: nei confronti della natura e dell'uomo.

Esatta puntualizzazione. Spero che in futuro ogni decisione di costruire grandi opere che possano irrimediabilmente contribuire a deturpare ogni scenario paesaggistico sia presa dopo aver sentito il parere vincolante della comunità interessata. Un vero progresso deve sempre essere rispettoso della natura e dell'uomo. Penso che nessun amministratore di qualsiasi grande società sarebbe contento se nel giardino della sua abitazione costruissero un termovalorizzatore. La natura è la nostra casa ed il paesaggio è il nostro giardino.

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
caio
Inviato: 13/10/2006 9:09  Aggiornato: 13/10/2006 9:09
Ho qualche dubbio
Iscritto: 22/4/2005
Da: Padova
Inviati: 32
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Ciao Manolete

Direi proprio che in questo caso (la tua ultima risposta) le nostre lingue cominciano ad avvicinarsi. Quello che dici è sacrosanto e vero: io dovrei scavare e non solo sul Vajont, ma su tutti quegli episodi, eventi, avvenimenti che smuovono qualcosa d'insondabile dentro di me (e che a mio parere dovrebbero smuovere qualcosa dentro ognuno di noi). Un carissimo amico mi esortava a scrivere un libro sull'Afghanistan, ma cosa posso aggiungere io, che non sono un giornalista, che non sono uno scrittore, che non ho la possibilità di viaggiare in quei luoghi, a quello che si riesce a raccattare tramite le centinaia e migliaia di fonti a disposizione di tutti? Certo, ci sono saggisti che lavorano proprio in questo modo, quegli stessi che Polibio bacchetta continuamente nella sua opera storica, lui che viaggiava, vedeva, parlava, leggeva e poi scriveva. Un saggio storico è una cosa, le emozioni trasmesse da un Marco Paolini e poi raccontate un altro paio di maniche, quantomeno per un appassionato di storia quale sono io.

E sia chiaro: provocazione per provocazione, anche la mia risposta sulle "mani" lo era. In questo caso hai aggiunto proprio quello che cercavo di farti capire io e che, evidentemente, ti era chiaro sin dall'inizio:

Citazione:
IO mi taglierei una mano, piuttosto di sbagliare a scrivere il nome di una autentica eroina quale è stata Tina Merlin.

Non userei il termine "urtato" in riferimento a quella battuta (che forse proprio battuta non era se ci pensi bene o almeno, non fino in fondo); ciò che premeva capire era la sostanza della tua critica (altrimenti potrei scrivere le mie "robe" per me stesso e rileggermele quando ne ho voglia: non è questo che ricerco quando scrivo qualcosa). I percorsi personali che portano a conoscere una certa vicenda non possono che essere estremamente variegati: per me Tina Merlin, da bambino e sino all'età adulta, rimaneva sempre e comunque legata alla questione delle case chiuse (e ancora oggi viene citata quasi esclusivamente per quella legge che porta il suo nome e mai per come battagliò sulla vicenda della diga e sul suo muro di gomma, tanto per citare anche Ustica).
Coincidenza per coincidenza, ieri sera ero a cena con un amico per concordare una scarpinata montana saltata per motivi vari e tra un discorso e l'altro, questo amico ha ricordato le volte che ha visto e ha parlato con Mauro Corona a Erto. Abbiamo deciso di passare una giornata in quei luoghi, tra un mese circa, al posto della scarpinata spostata in primavera; mi piacerebbe arrivarci anche con il libro della Merlin nella testa e non posso che ringraziarti per l'offerta. Il mio indirizzo e-mail è questo
Citazione:
gasparatoc@tiscali.it

È banale e forse facile, ma per me quella frase attribuita a Socrate, "So solo una cosa: di non sapere", è una massima fondamentale e pur nella consapevolezza che quella condizione, "il non sapere", non potrà mai cambiare, nel mio piccolo cerco di sconfiggere il Sisifo che c'è in me e di tornare a raccogliere continuamente quei massi di conoscenza che rotolano nell'ignoranza, per ricominciare a spingerli su per la montagna. Sisifo lo farà per sempre e io penso proprio che lo seguirò.

Grazie.

Come dice quel detto: “Se la merda fosse oro, i ricchi avrebbero due buchi del culo e i poveri nemmeno uno”. L’adeguamento strutturale dei buchi del culo degli africani, purtroppo, è ancora di là da venire.
manolete
Inviato: 13/10/2006 22:29  Aggiornato: 13/10/2006 22:29
Mi sento vacillare
Iscritto: 6/2/2005
Da:
Inviati: 470
 Re: Vajont: 43 anni sotto il fango
Ciao, caio,

anch'io devo ringraziarti, mi hai ricordato Angelo Roncalli, che diceva più o meno:
"cercate quello che unisce e non quello che divide"...

Suerte, manolete


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