Re: la forza di gravità...

Inviato da  metas il 9/7/2011 0:39:54
Citazione:

RedPill ha scritto:
Dino, stai tranquillo.

Il muscolo si contrae in base all’interazione tra actina e miosina. Però l'impulso iniziale per questa "reazione" arriva dal cervello grazie ad impulsi elettrici.
Ma se secondo te non è vero neppure questo... e che cazzo dino, come si dovrebbero muovere i muscoli dimmelo tu!

Il dottore ti misura la pressione quando è interessato a conoscere la pressione!!! E non c'entrano nulla i muscoli. Misura la pressione DEL SANGUE non dei muscoli!!!
Il voltaggio (se così vogliamo chiamarlo) lo misura quando ti fa l'encefalogramma.
Quindi? Ci sono obiezioni anche su questo?

Per le radiazioni della magnetite non ho nulla da dire. Le radiazioni sono emesse da (più o meno) qualsiasi minerale, quindi non fa una piega quello che dici.

Per i satelliti, sono d'accordissimo che il problema è la velocità di fuga e che nello spazio, non essendoci attrito, le dinamiche sono circa come le hai descritte.
Il problema è che metas diceva che i satelliti (artificiali) non cadono perché non esiste una “FORZA DI ATTRAZIONE GRAVITAZIONALE”, altrimenti verrebbero attratti dalla Terra.Cioè, secondo lui, se la legge di gravitazione fosse corretta, i satelliti cadrebbero inesorabilmente verso la Terra.

Per cortesia dino, spiega a metas che un satellite in orbita ha una traettoria che gli consente di contrastare la forza di gravità.

Peace
RedPill


Un centro idoneo per le tue cure
Articoli
EMORRAGIE CEREBRALI: AL VIA LA RETE ONLINE
Grazie alla collaborazione tra Telethon e il Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche dell’Università di Torino nasce il primo sito web italiano dedicato alle malformazioni cavernose cerebrali, malattia genetica poco nota, ma più diffusa di quanto si pensi.

Fare rete contro le emorragie cerebrali da oggi è possibile. E', infatti, on line CCM Italia, il primo sito web italiano dedicato alle malformazioni cavernose cerebrali (CCM), anomalie ereditarie dei capillari sanguigni del cervello che mettono chi ne soffre a rischio di mal di testa ricorrenti, attacchi epilettici, deficit neurologici e, nei casi più gravi, emorragie intracerebrali.
Coordinatore del progetto è Francesco Retta del Dipartimento di Scienze cliniche e biologiche all’Università di Torino, che grazie a fondi Telethon sta studiando i meccanismi molecolari alla base della patologia, ancora poco noti.
Come spiegato dal ricercatore, questa malattia genetica è molto meno rara di quanto si pensi, ma purtroppo è poco conosciuta. Può succedere quindi che i medici curino i sintomi clinici, ad esempio con farmaci antiepilettici, ignorandone però la causa primaria con il rischio potenziale di andare incontro a episodi ben più gravi come le emorragie cerebrali, che possono addirittura risultare fatali. Al momento non c’è una cura specifica, a parte la rimozione per via chirurgica delle malformazioni accessibili nei pazienti a rischio di emorragia cerebrale o con epilessia resistente alle comuni terapie mediche.
La diagnosi di CCM viene effettuata mediante risonanza magnetica, per quanto siano già disponibili test genetici che consentono di sapere preventivamente chi è portatore del difetto genetico in questione, che secondo le stime attuali riguarda lo 0,1-0,5% della popolazione e si traduce nei sintomi nel 20-30% dei casi. Tra i casi celebri di questa malattia il campione di ciclismo Alberto Contador, vittima nel 2004 di un attacco epilettico durante una gara ciclistica e operato per l’asportazione di un angioma cavernoso cerebrale, e la campionessa olimpica di atletica Florence Griffith, morta a soli 39 anni proprio a causa di un’emorragia cerebrale.
Non sapere di avere una certa malattia significa che non si può curarla, né prevenirne gli effetti più dannosi. Per questo motivo il gruppo di ricerca, oltre a studiarne i meccanismi biologici, si è chiesto come promuoverne la conoscenza fra il pubblico e favorire così una diagnosi precoce. E internet è sembrato poter essere l'alleato ideale in questo caso.
Grazie al fondamentale contributo del Centro interstrutture di servizi informatici e telematici per le facoltà Umanistiche dell’Università di Torino, è nato così CCM Italia – http://www.ccmitalia.unito.it/ – che,avrà come obiettivo quello di promuovere la conoscenza di questa malattia nel nostro Paese innanzitutto fra i pazienti, ma anche in ambito scientifico: grazie a forum di discussione e una banca dati unificata contiamo di facilitare l’interazione e lo scambio di informazioni fra clinici e ricercatori di base e di creare così un vero e proprio network di ricerca multidisciplinare, aperto a tutti i centri clinici e di ricerca italiani interessati a questa problematica.
L’elenco completo dei centri partecipanti, in costante aggiornamento, è disponibile nella sezione “chi siamo” del neonato sito web.
In laboratorio, intanto, Retta e il suo team continueranno con gli studi di ricerca di base: lo scorso anno, proprio nell’ambito del progetto Telethon, i ricercatori dell’Università di Torino hanno scoperto che un particolare gene associato alla malattia, chiamato KRIT1, gioca un ruolo importante nel proteggere le cellule dai danni ossidativi, suggerendo un potenziale meccanismo patogenetico e aprendo nuove prospettive terapeutiche. Lo studio è stato anche premiato dall’associazione di pazienti americana Angioma Alliance (http://www.angiomaalliance.org/), attualmente la più attiva e importante a livello mondiale. In Italia non esiste ancora alcuna organizzazione di riferimento per chi è affetto da CCM: l’invito, naturalmente, è aperto.
A cura di Redazione Torinoscienza, del 21/06/2011
Suggerimenti
• Approfittatene… ne riparleremo dopo la cura- metas

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