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politica italiana : Morti sul lavoro: due articoli
Inviato da Redazione il 10/12/2007 8:50:00 (11786 letture)

Il lavoro e’ una guerra che uccide di Marco Cedolin
I bianchi fantasmi- di Patrizia Prinzi

Il lavoro e’ una guerra che uccide
di Marco Cedolin

La tragedia dell’acciaieria Thyssenkrupp di Torino, dove quattro lavoratori si sono trasformati in torce umane ed hanno perso la vita, mentre altri tre operai coinvolti nel rogo giacciono in ospedale con gravissime ustioni sulla quasi totalità del proprio corpo, ha fatto si che il carrozzone politico e quello mediatico siano tornati ad occuparsi delle morti sul lavoro.

I soloni della politica e quelli dell’informazione hanno in realtà da sempre un approccio molto singolare con l’argomento. I primi non perdono occasione per ribadire che in materia di sicurezza sul lavoro esistono ottime leggi, che purtroppo non vengono rispettate, come se il compito di garantire il rispetto di quelle leggi fosse deputato non a loro, bensì agli uomini politici tedeschi, inglesi o non si capisce bene di quale paese straniero. I secondi denunciano la scarsa sicurezza presente sui luoghi di lavoro e si producono in articoli/servizi di stampo pietistico, quanto mai efficaci nel rimpinguare la tiratura dei giornali o lo share delle trasmissioni TV, ma assolutamente inadeguati per chiunque volesse prendere coscienza dei reali termini del problema.

Dopo la tragedia di Torino perfino il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, interpretando come meglio non avrebbe potuto il proprio ruolo istituzionale, ha deciso di “sacrificare” un minuto del proprio tempo ...

... e di quello dei tanti vip intervenuti come lui alla prima della Scala, dedicandolo agli sfortunati lavoratori dell’acciaieria Thyssenkrupp che certo, se ancora fossero stati in grado di parlare, non avrebbero mancato di ringraziarlo sentitamente per il nobile gesto. I sindacati confederati, molto meno interessati alla sicurezza dei lavoratori di quanto non lo siano all’integrità del pacchetto sul welfare stipulato con Confindustria, hanno indetto uno sciopero di 2 ore, premurandosi di non creare disagi alla produzione industriale.

Le statistiche ufficiali parlano di 1500 morti sul lavoro ogni anno in Italia, ma dimenticano di conteggiare i molti pendolari che ogni giorno perdono la vita in incidenti stradali mentre si recano sul posto di lavoro o tornano a casa a fine giornata, così come dimenticano tutti coloro (autisti, rappresentanti, fattorini, agenti immobiliari e professionisti vari) che per lavoro guidano un automezzo e giornalmente trovano la morte sulla strada, così come dimenticano tutti coloro che ogni anno muoiono per malattie “professionali” contratte sul luogo di lavoro nel corso della propria vita professionale. In realtà il lavoro uccide in Italia alcune migliaia di persone l’anno e la maggior parte di loro non viene neppure ricordata in un trafiletto sul giornale.

Alcune volte, come nel caso dell’acciaieria Thyssenkrupp la responsabilità della tragedia è da imputarsi al mancato rispetto delle più elementari norme di sicurezza da parte dell’azienda, altre al penoso stato in cui versano le strade ed autostrade italiane, altre ancora al sistema della precarietà che determina la presenza di lavoratori privi di esperienza in mansioni altamente pericolose, altre ancora alla stanchezza determinata da turni di lavoro massacranti.

Ma la reale responsabile della stragrande maggioranza di morti sul lavoro è la vera e propria guerra che giornalmente milioni di lavoratori ed imprenditori combattono per tentare di ritagliarsi qualche briciola di sopravvivenza.

Il mondo del lavoro è diventato negli anni una giungla strapiena di trappole, dove il rispetto per la vita umana e la dignità della persona sono stati immolati sull’altare della produttività e della competizione.

Lo sapeva bene Gabriele Aimar, autista di furgoni portavalori che viveva a Cuneo e nessuno ricorderà mai come “morto sul lavoro”. Gabriele il 3 dicembre si è ucciso con un colpo di pistola, semplicemente perché la polizia la sera prima gli aveva ritirato la patente giudicandolo positivo alla prova dell’etilometro, dopo averlo fermato a bordo della sua auto appena uscito da un pub dove aveva bevuto una birra insieme ad un amico. Senza la patente non avrebbe più potuto lavorare e non sapeva come sopravvivere.

La ricerca della sopravvivenza spinge ogni giorno centinaia di migliaia di lavoratori ad andare ben oltre i propri limiti fisici accumulando ore ed ore di straordinario, la sopravvivenza spinge altrettanti lavoratori ad accettare mansioni che danneggiano, spesso in maniera irreversibile la loro salute, la sopravvivenza spinge i pendolari a buttarsi su autostrade e tangenziali alle 5 di mattina con il sonno che percuote le tempie. Quella stessa ricerca della sopravvivenza induce a lavorare in nero in un cantiere o in un’industria senza che siano rispettate le norme di sicurezza, induce a spingere l’acceleratore nella nebbia per evitare di perdere un cliente, a lavorare ancora anche quando si è ormai privi della lucidità necessaria.

La ricerca della sopravvivenza economica e il tentativo di continuare a restare “sul mercato” fa si che ogni giorno decine di migliaia d’imprenditori perdano la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a barattare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone.

Le promesse della classe politica e la falsa indignazione del mondo sindacale sono solamente atteggiamenti retorici che durano un battito di ciglia. Fra qualche giorno, sparita l’attenzione mediatica che avrà trovato nuovi argomenti sui quali costruire tirature ed ascolti, tutto tornerà come prima e probabilmente peggio di prima.

Il mondo del lavoro è un teatro di guerra altamente disumanizzato, dove le persone sono ridotte al ruolo di utensili, esistenze cosificate costrette a rincorrere la speranza di sopravvivere, anche quando in fondo a quella speranza c’è il concreto rischio di trovare la morte. Una guerra senza regole, senza senso e senza futuro. Una guerra combattuta nel nome della produttività e della competizione sfrenata, dove tutti i soldati sono irrimediabilmente destinati a perdere, mentre a vincere sono soltanto i pochi burattinai che attraverso la guerra costruiscono immensi profitti, e poco importa loro se si tratta di profitti realizzati attraverso l’alienazione della vita umana.

Marco Cedolin


****************************************************


I bianchi fantasmi- di Patrizia Prinzi

Le chiamano morti bianche, chissà perché. Come se il colore del loro sangue fosse differente e l’aggettivo bianche le rendesse meno feroci. Nella nostra nazione, che si vanta di far parte dei paesi più industrializzati del mondo, il numero di questi invisibili fantasmi è agghiacciante.

In Italia dal 2003 al 2006, in Italia i morti sul lavoro sono stati ben 5.252. Un incidente ogni 15 lavoratori. Età media di chi perde la vita sul posto di lavoro 37 anni. [1]

La mappatura, realizzata dall'Eurispes elaborando dati Inail, evidenzia come ogni anno in Italia muoiono in media 1.376 persone per infortuni sul lavoro
[2]

Qualche conto non torna, ne mancano all’appello oltre 1100. Uomini e donne che hanno perso la vita mentre lavoravano, non caramelle o matite, esseri umani.

Cinquemiladuecentocinquantadue persone morte sul lavoro in un triennio, matematica elementare ci dice che contiamo una media di 1750 morti l’anno, quasi 5 persone al giorno.

Come sempre, quando gli eventi ottengono risalto mediatico non mancano dichiarazioni d’intenti da parte di ogni colore o fazione politica [3] [4] [5], chi preme sulla repressione e sulla disposizione di nuove norme più dure, chi sulla mancanza di garanzie e la precarietà del lavoro, dimentichi che tale stato di cose non è piovuto come un temporale a ciel sereno, ma è frutto di anni di politica deliberata volta a incrementare il guadagno qualunque sia la voce di spesa da tagliare, la legge 30/2003 per fare un esempio noto [6], salvo poi rendersi conto che gli inabili per cause di servizio rappresentano poi di ritorno una voce di bilancio nel capitolo uscite notevole, in questo vizioso circolo autoperpetuantesi.

A livello di UE, gli infortuni che comportano assenze dal lavoro superiori a tre giorni interessano annualmente circa cinque milioni di lavoratori, mentre i decessi sono 5.500. Oltre a provocare sofferenze umane, gli infortuni hanno rilevanti ripercussioni economiche sulle aziende: 150 milioni sono le giornate lavorative perdute mentre i costi di assicurazione che l’industria deve sostenere ammontano a 20 miliardi di euro [7]

Potremmo chiamare in causa i sindacati, strutture nate per difendere e tutelare le categorie di lavoratori e che sembrano anch’essi bianchi (candide assonanze), tanto che la loro presenza o assenza pare non produrre cambiamenti significativi., vista la loro fratellanza con il governo in carica qualunque esso sia. Se il sindacato non si fosse opposto a suo tempo alla riconversione del personale del collocamento, avremmo ora un corpo di ispettori del lavoro in grado di effettuare molti più controlli. Si è ancora in tempo di farlo, basta che il sindacato lo consenta. [8]

Poi ci sono anche gli imprenditori, i proprietari di questi luoghi ove la morte è di casa, che devono trovare in ogni caso più remunerativo abbassare i costi per la tutela delle persone a fronte del rischio esistente.

Un balletto variegato di rimandi, deleghe e responsabilizzazioni altrui vicendevoli, che produce un tappeto di cadaveri continuo e tante commosse parole di stima, affetto e vicinanza. Peccato non siano magiche e riportino in vita questo silenzioso esercito di uomini e donne che non torneranno a casa mai più, usciti in un giorno qualunque per guadagnarsi la vita.

Patrizia Prinzi (Soleluna)

[1] LINK
[2] LINK
[3] LINK
[4] LINK
[5] LINK
[6] LINK
[7] LINK
[8] LINK

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I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Autore Albero
marcoanton
Inviato: 10/12/2007 9:53  Aggiornato: 10/12/2007 14:28
Ho qualche dubbio
Iscritto: 25/6/2007
Da:
Inviati: 46
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Gentilissimo Cedolin (rieccoci!) ,


Noto con piacere che i giornali hanno cominciato a parlare delle "morti bianche", mentre mi spiace constatare che lei imputi ciò ad un mero calcolo di ritorno in termini di "tiratura". Anche perchè, nel corso dell' articolo, lei lamenta invece di alcuni morti sul lavoro che non trovano lo spazio nemmeno di un trafiletto. Se lo trovassero, invece, sarebbe sempre da imputarsi ad un tornaconoto della cartaccia stampata? Oppure semplicemente ne prenderebbe atto e, con somma coerenza rispetto a quanto ora afferma, non avrebbe null' altro da dirci in materia?

Ma veniamo ad un singolare caso che lei ci ricorda in tema di morti sul lavoro, o a causa del lavoro: il povero Gabriele Aimar.
Lei ce lo presenta così:
Citazione:
"Lo sapeva bene Gabriele Aimar, autista di furgoni portavalori che viveva a Cuneo e nessuno ricorderà mai come “morto sul lavoro”. Gabriele il 3 dicembre si è ucciso con un colpo di pistola, semplicemente perché la polizia la sera prima gli aveva ritirato la patente giudicandolo positivo alla prova dell’etilometro, dopo averlo fermato a bordo della sua auto appena uscito da un pub dove aveva bevuto una birra insieme ad un amico. Senza la patente non avrebbe più potuto lavorare e non sapeva come sopravvivere."

Caro signor Marco, innanzitutto mi meraviglia davvero il perchè nessuno farà mai rientrare questa drammatica morte nelle statistiche dei morti sul lavoro. D' altra parte si è ucciso a casa sua, dopo "una birra" con gli amici. Se non è una "morte bianca" questa!
Ma il punto dolente è un altro: ci sono delle normative nel codice della strada in materia di guida in stato di ebbrezza. La polizia le ha applicate, ritirando giustamente la patente al pover uomo, e non per questo possiamo accusarli di "istigazione al suicidio". (Spero almeno su questo saremo d'accordo.)
Mi pare inoltre abbastanza strano che una semplice birra restituisca valori di alcol nel sangue 3 volte superiori a quelli consentiti. A lei no? E poi, se lei sapesse che la sua vita dipende dalla patente (in senso letterale, purtroppo, in questo caso), lei se la sentirebbe di metterla a rischio insieme a quella di altri ignari utenti della strada? E poi, ancora: non la sfiora nemmeno il dubbio che se il povero Gabriele non avesse avuto i sensi tramortiti dall' alcol forse non avrebbe nemmeno pensato di togliersi la vita?

Spero non mi si accuserà di essere andato OT, visto che il tema erano le morti sul lavoro. Mi sono attenuto al suo articolo ed è lei che ha fatto questa lieve disgressione .

Tornando in tema (?), lei dice:
Citazione:
"La ricerca della sopravvivenza economica e il tentativo di continuare a restare “sul mercato” fa si che ogni giorno decine di migliaia d’imprenditori perdano la propria umanità trasformandosi in individui senza scrupoli, pronti a barattare qualche scampolo di produttività con la vita delle persone."

Poveri imprenditori, verrebbe a dirsi.

E poi, ancora:
Citazione:
"Il mondo del lavoro è un teatro di guerra altamente disumanizzato, dove le persone sono ridotte al ruolo di utensili, esistenze cosificate costrette a rincorrere la speranza di sopravvivere, anche quando in fondo a quella speranza c’è il concreto rischio di trovare la morte."

Gentile Cedolin, le chiedo: il "mondo del lavoro" è da tempo immemore qualcosa del genere, oppure è colpa della attuale classe politica, della polizia, della carta stampata o dei sindacati?

Detto ciò, gran bell' articolo
Saluti

Non perdiamo la testa, per favore.
cocis
Inviato: 10/12/2007 10:23  Aggiornato: 10/12/2007 10:23
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 11/1/2006
Da: V
Inviati: 1430
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
SICCOME SIAMO IN ITAGLIA...



Citazione:
Thyssen: "Non violata sicurezza"
Ritorno in fabbrica solo con "sì" Asl


Dopo l'incidente sul lavoro in cui sono morti 4 operai e 3 lottano tra la vita e la morte, il gruppo siderurgico tedesco ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni di Torino interviene con una nota. "Non c'è alcuna conferma che all'origine" dell'incendio "vi sia la violazione di standard di sicurezza". Intanto i dipendenti - lo chiedono i sindacati - potranno tornare in fabbrica solo dopo "il parere della Asl sulla sicurezza".


fiammifero
Inviato: 10/12/2007 11:09  Aggiornato: 10/12/2007 11:09
Sono certo di non sapere
Iscritto: 28/2/2005
Da: ROMA
Inviati: 5691
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Visto che siamo in rilevazioni cromatiche della morte,vogliamo parlare anche delle "morti grigie" per coma, infortuni, amputazioni, disagi psichici,malattie,insomma di tutti quei lavoratori che subiscono una morte a rate?
Cento aani fa la strage dimenticata,ma ci ripropongono solo quella di Marcinelle perchè in Italia le miniere erano state chiuse.
Comunque leggendo tutti i link,quello che salta all'occhio è che le morti bianche e grige aumentano l'indotto del "terziario" per redditività del settore sanitario,assicurativo,pensionistico,ed altro ancora,quindi queste morti servono al sistema

Citazione:
le cose di cui ci sentiamo assolutamente certi non sono mai vere (Oscar Wilde)
Davide71
Inviato: 10/12/2007 11:24  Aggiornato: 10/12/2007 11:24
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 8/7/2006
Da:
Inviati: 2108
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Ciao a tutti: il problema reale é che la sicurezza costa e non rende.
1) non rende ai politici, perché i vivi non fanno parlare, i morti sì
2) non rende ai giornalisti, che hanno di meno su cui scrivere;
3) non rende agli imprenditori, perché non aumenta la produttività;

Aggiungo che non rende neanche ai medici, agli avvocati...
Volendo non rende neanche alla Chiesa...
Insomma, rende solo ai lavoratori, che finiscono così per non rendere più neanche loro...

Date le premesse, questo é un problema che non farà altro che aumentare.

A proposito, nelle vostre statistiche mancano tutti i lavoratori in nero che, soprattutto quando clandestini, semplicemente "scompaiono".
Oppure vengono gettati (magari ancora vivi...) nelle scarpate.
E se nelle vostre statistiche aggiungete i clandestini che "muoiono nel trasferimento" in Italia, le vostre cifre vanno aggiornate parecchio!
A proposito: le prostitute sono da considerare lavoratrici?
Aggiungiamo anche quelle?
Mi sa che le vostre cifre sono molto molto molto sottostimate.

Non date le perle ai cani e ai porci perchè non le mangeranno e vi si rivolteranno contro.
Linucs
Inviato: 10/12/2007 11:38  Aggiornato: 10/12/2007 11:38
Sono certo di non sapere
Iscritto: 25/6/2004
Da:
Inviati: 3996
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
"D'accordo parlare di morti bianche, ma per favore parliamone solo dopo aver risolto l'urgente problema delle norme anti-omofobia, altrimenti sarà tutto inutile. Il Paese ha urgente bisogno di un segnale forte."

fiammifero
Inviato: 10/12/2007 12:03  Aggiornato: 10/12/2007 12:03
Sono certo di non sapere
Iscritto: 28/2/2005
Da: ROMA
Inviati: 5691
 Re: Morti sul lavoro: due articoli

Citazione:
le cose di cui ci sentiamo assolutamente certi non sono mai vere (Oscar Wilde)
hendrix
Inviato: 10/12/2007 12:22  Aggiornato: 10/12/2007 12:22
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 12/9/2006
Da:
Inviati: 1048
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
... Risultano oggi meno sibilline le parole di Giulio Tremonti quando, da ministro dell'economia di Silvio Berlusconi, si lamentava della Cina. Come possiamo competere col gigante asiatico se loro non hanno i sindacati, se loro non rispettano alcuna misura di sicurezza, se pagano stipendi di fame e non hanno regole, gridava acidulamente Tremonti in ogni consesso con i confindustriali e gli editorialisti prezzolati a spellarsi le mani.

Qualche ingenuo pensava che Tremonti volesse imporre i sindacati nelle aree speciali della Cina, che fosse interessato a imporre condizioni di vita degne ai lavoratori cinesi.
E invece no, Tremonti, Luca di Montezemolo, Innocenzo Cipolletta la Cina la volevano tra noi, nell'aversano come nel centro di Torino.
E' il mercato, bellezza, il resto sono chiacchiere o danni collaterali.

http://www.gennarocarotenuto.it/public/post/thissenkrupp-e-il-sole24ore-la-pravda-del-padrone-1439.asp

hendrix
Inviato: 10/12/2007 12:29  Aggiornato: 10/12/2007 12:29
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 12/9/2006
Da:
Inviati: 1048
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Operaio muore travolto da treno
Dipendente Fs lavorava a manutenzione linea vicino a Roma.

(ANSA) - ROMA, 10 DIC 2007 ore 10:46 - Un operaio dipendente delle Ferrovie dello Stato e' morto travolto da un treno, alle porte di Roma. Secondo quando si e' appreso l'operaio, 26 anni, e' stato investito mentre lavorava alla manutenzione della linea della stazione di Torricola, chiamato per un guasto. Ancora da chiarire la dinamica dell'incidente. Il macchinista del treno 9378 proveniente da Napoli e diretto a Roma, avrebbe detto di non essersi accorto di nulla.
------------------------

Ne mancano ancora due per completare la media giornaliera,
a chi toccherà entro stasera?

shevek
Inviato: 10/12/2007 13:59  Aggiornato: 10/12/2007 13:59
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 27/4/2005
Da: Napoli
Inviati: 1249
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Salut y Libertad hendrix!

Dici che è il mercato, ed hai ragione. Il mercato, non a caso, viene quasi sempre ricordato solo nei suoi aspetti ideologici, per vantargli immaginarie virtù di produzione di ricchezza generale e/o di migliore allocazione delle risorse: virtù che esistono solo nell'astratto mondo dei meccanismi ideologici e mai nell'empiria.

I padroni, poi, sono bravissimi a far dimenticare il loro perenne statalismo, quando invocano l'utilizzo delle risorse pubbliche per finanziamenti a fondo perduto o per utilizzare norme che impediscano ai lavoratori di difendersi direttamente dalla barbarie del capitalismo reale.


Shevek

"Il potere è l'immondizia nella storia degli umani" - F. Guccini
www.portadimassa.net - WEB-TV e non solo di Filosofia
marcocedol
Inviato: 10/12/2007 14:14  Aggiornato: 10/12/2007 15:55
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 30/6/2006
Da: Torino
Inviati: 1340
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Gentile Marcoanton,
I giornali e le TV ci fanno dono di fiumi d'inchiostro e di parole, sempre e solamente in funzione di meri calcoli di tiratura e audience, se così non fosse avremmo anche in Italia dei giornalisti e non semplicemente dei pennivendoli telecomandati a piacere.
Io non mi lamento del fatto che la stragrande maggioranza dei morti per lavoro non trovi spazio neppure in un trafiletto, faccio semplicemente una constatazione. Se questo spazio lo trovassero significherebbe l'esistenza di un'informazione un poco più corretta. Quel poco che ho io da dire lo dico sempre comunque a prescindere da quello che fanno i giornali.

Nel caso di Aimar lungi da me imputare qualsiasi responsabilità alla polizia che nella fattispecie non ha davvero nessuna colpa. Semmai in Italia esiste un codice della strada vergognoso (riguardo al quale ho scritto nel tempo più di un articolo) che in tema alcool rasenta veramente il ridicolo, attribuendo valori di alcune volte superiori al normale ad una persona che abbia bevuto un paio di bicchieri di vino a cena, ma non è questo il punto. Il dramma è che un uomo di 30 anni trovandosi nelle condizioni di perdere il lavoro arrivi alla decisione di uccidersi constatando che con tutta probabilità non sarà più in grado di trovarne un altro. Il suicidio può essere stato indotto da una debolezza psichica, ma la constatazione denota invece una estrema lucidità che poco si confà allo status di ubriaco.

Poveri imprenditori? No, sicuramente poveri lavoratori, ma anche una grossa parte del mondo imprenditoriale è ingranaggio della megamacchina quando lo Stato dispensa appalti al ribasso e chi gestisce materialmente i lavori è generalmente il subappaltatore del subappaltatore.

Il mondo del lavoro è da tempo immemorabile qualcosa di colore marroncino con un lezzo incondondibile, il guaio è che nell'ultimo decennio la sostanza marroncina è arrivata al livello della gola costringendo quasi tutti a posizioni assai scomode.
La colpa è di tutti coloro che concorrono alla gestione del mondo del lavoro, sindacati, classe politica, finanza ed industria in testa, la polizia mi risulta gestire altre cose.

Mi fa piacere che a parte le osservazioni l'articolo le sia piaciuto
Un caro saluto

Linucs
Inviato: 10/12/2007 14:55  Aggiornato: 10/12/2007 14:55
Sono certo di non sapere
Iscritto: 25/6/2004
Da:
Inviati: 3996
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Dici che è il mercato, ed hai ragione. Il mercato, non a caso, viene quasi sempre ricordato solo nei suoi aspetti ideologici, per vantargli immaginarie virtù di produzione di ricchezza generale e/o di migliore allocazione delle risorse: virtù che esistono solo nell'astratto mondo dei meccanismi ideologici e mai nell'empiria.

Anche perché nell'empiria il diritto alla proprietà ed al risarcimento non sono osservati con particolare attenzione, altrimenti le porche fabbriche sarebbero ampiamente assicurate e qualcuno muoverebbe il culo per recarsi in loco a controllare - ad esempio - che gli estintori non siano di cartone, se non altro per non dover sborsare qualche robusto risarcimento.

Come si faccia a parlare di "mercato" con Prodi o Berlusconi (e soci) al governo, a fottere denaro e spenderselo in Kaffiristan, resta sempre un gran mistero.

I padroni, poi, sono bravissimi a far dimenticare il loro perenne statalismo, quando invocano l'utilizzo delle risorse pubbliche per finanziamenti a fondo perduto o per utilizzare norme che impediscano ai lavoratori di difendersi direttamente dalla barbarie del capitalismo reale.

Con il capitalismo reale, il 90% dei padroni e degli "imprenditori" attuali sarebbero a raccogliere il cotone in qualche latifondo, l'unico lavoro che ben si addice alle loro qualifiche.

Il fatto che l'imprenditore medio non riservi particolare simpatia al capitalismo (che significa concorrenza ed eventuale bancarotta per i babbei) non dovrebbe essere un mistero. Molto meglio fare come Montezemolo, che ogni mattina si sveglia e prega di essere governato, "bene o male non importa basta che qualcuno decida".

Il sindacato, non a caso, viene quasi sempre ricordato solo nei suoi aspetti ideologici, per vantargli immaginarie virtù...

Dove saranno finiti tutti i paladini dei lavoratori?

Non sarebbe ora di dare una pedata nel culo ai sindacati collusi con il governo e i "padroni", e ristabilire il sindacato come associazione di lavoratori non foraggiata da quote prelevate automaticamente, eccetera?

Rickard
Inviato: 10/12/2007 15:07  Aggiornato: 10/12/2007 15:07
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Art. 1 Costituzione Italiana, prima riga.
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Come si può vedere, sono i presupposti stessi ad essere sbagliati, non solo l'applicazione delle varie norme o le norme stesse.
Finché sussisterà un basamento errato si andrà avanti con qualche occasionale tragedia sventolata da tg e giornali, strumentalizzata dai politici e responsabilità rimbalzate fra sindacati, azienda e politici; il tutto nella matematica certezza che dopo una settimana l'argomento avrà già stancato le dormienti masse che guardano i tg e leggono i giornali, sarà una cosa che "non fa più notizia" e probabilmente sarà più interessante essere messi al corrente sulle ultime notizie riguardanti Paris Hilton.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
franco8
Inviato: 10/12/2007 15:35  Aggiornato: 10/12/2007 15:40
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 6/12/2005
Da:
Inviati: 1561
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Citazione:
Con il capitalismo reale, il 90% dei padroni e degli "imprenditori" attuali sarebbero ....


"Con il capitalismo reale [...] sarebbero [...]"!?
(condizionale)

.... ....io non mi definisco affatto volentieri ateo, non più di quanto io sia a-MickeyMouse.
..
(detto, fatto)
Pyter
Inviato: 10/12/2007 15:51  Aggiornato: 10/12/2007 15:51
Sono certo di non sapere
Iscritto: 15/9/2006
Da: Sidonia Novordo
Inviati: 6250
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro...degli ALTRI.

"Nessuno ha il diritto di fare quel che desidera, ma tutto è organizzato per il meglio." (Antico decreto reale tolemaico)
omega
Inviato: 10/12/2007 16:01  Aggiornato: 10/12/2007 17:40
Mi sento vacillare
Iscritto: 27/11/2006
Da:
Inviati: 552
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Il lavoro e’ una guerra che uccide

NON E' VERO.

il lavoro è l'ancora di salvezza di molte famiglie.. da sempre..

senza lavoro non possiamo vivere..

è vero che lavorando molti muoiono.. a causa a volte di disgrazie e a volte di responsabilità di chi ha potere..

indubbiamente serve giustizia per questi decessi assurdi e numerosissimi..

comunque.. viva i lavoratori e il lavoro..

ilberneri
Inviato: 10/12/2007 16:12  Aggiornato: 10/12/2007 16:12
Ho qualche dubbio
Iscritto: 16/3/2006
Da: Coimbra
Inviati: 238
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Citazione:
Con il capitalismo reale......


con il comunismo reale

con il socialismo reale

con una reale fede cristiana

con una reale fede islamica

e come sempre torniamo al solito teatrino del "se", "allora"

"l'utopia esiste, è radicata nello spirito degli uomini.Credo che sempre di più il capitalismo le sue logiche appaiano inutili.Il mio cervello,il mio sapere,i miei desideri non hanno più bisogno di un padrone:io, individuo lavoro nella mia autonomia
hendrix
Inviato: 10/12/2007 16:15  Aggiornato: 10/12/2007 16:15
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 12/9/2006
Da:
Inviati: 1048
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
... E gli ispettori pubblici che dovevano sorvegliare sulla sicurezza di Thyssen erano consulenti di Thyssen, sul libro paga di Thyssen: non basta lo stipendio pubblico coi benefici connessi.
http://www.effedieffe.com/interventizeta.php?id=2476¶metro=politica

... Ieri sera, intanto, a Primo Piano era intervenuto il ministro del lavoro Cesare Damiano. 'Le leggi e i contratti ci sono, ma senza controlli tutto diventa piu' a rischio. E se verra' accertato che ci sono controllori che fanno anche i consulenti (come ha detto il procuratore Raffaele Guariniello, ndr) e' chiaro che vanno denunciati'. Lo ha detto il ministro del Lavoro.
http://blog.libero.it/SICUREZZALAVORO/3731538.html

Pyter
Inviato: 10/12/2007 16:25  Aggiornato: 10/12/2007 16:25
Sono certo di non sapere
Iscritto: 15/9/2006
Da: Sidonia Novordo
Inviati: 6250
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
FANTASMI


"Nessuno ha il diritto di fare quel che desidera, ma tutto è organizzato per il meglio." (Antico decreto reale tolemaico)
soleluna
Inviato: 10/12/2007 16:45  Aggiornato: 10/12/2007 16:45
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 29/3/2005
Da: orbita di Anarres
Inviati: 1309
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Davide71 Citazione:
A proposito, nelle vostre statistiche mancano tutti i lavoratori in nero che, soprattutto quando clandestini, semplicemente "scompaiono". Oppure vengono gettati (magari ancora vivi...) nelle scarpate.
E se nelle vostre statistiche aggiungete i clandestini che "muoiono nel trasferimento" in Italia, le vostre cifre vanno aggiornate parecchio!
A proposito: le prostitute sono da considerare lavoratrici?
Aggiungiamo anche quelle?
Mi sa che le vostre cifre sono molto molto molto sottostimate.


Dal link nr [1] si evince che i numeri non siano i nostri e che siano messi in luce anche questi aspetti evidenziati:

"La percentuale media delle denunce per infortunio tra i lavoratori immigrati è dell'11,71%, mentre quella dei decessi é del 12,03%: la sostanziale uguaglianza, sottolinea il rapporto, è anomala, dato che per i lavoratori italiani la percentuale degli incidenti è di gran lunga superiore a quella dei morti.

Il fatto che la percentuale dei lavoratori immigrati deceduti sul lavoro è leggermente più alta di quella degli incidenti fa pensare che molti infortuni non siano denunciati."

Pat

"perche' ballate e vi fate l'acconciatura, visto che qua e' impossibile anche comprare da mangiare?"
"perche' magari oggi e' l'ultimo giorno che viviamo, e vogliamo amarlo quanto piu' possibile"
Grozny
marcocedol
Inviato: 10/12/2007 18:02  Aggiornato: 10/12/2007 18:02
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 30/6/2006
Da: Torino
Inviati: 1340
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Omega,
"Il lavoro è una guerra che uccide" si riferisce come credo sia evidente al mondo del lavoro attuale di cui penso nell'articolo si evincano le condizioni.
Non si tratta di un'accusa al lavoro in quanto tale. Anche se a mio avviso il lavoro dovrebbe coniugare la necessità di mantenersi con la possibilità di realizzare le proprie capacità e la propria creatività.
Quando il lavoro diventa solamente una pratica alienante senza scopo alcuno che non sia la sopravvivenza non mi sento di definirlo una buona cosa, nè tanto meno condivido l'idea di elevarlo a principio fondante di una Repubblica.

omega
Inviato: 10/12/2007 18:15  Aggiornato: 10/12/2007 18:21
Mi sento vacillare
Iscritto: 27/11/2006
Da:
Inviati: 552
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
ho solo espresso la mia opinione personale che vale 0.

Rickard
Inviato: 10/12/2007 19:16  Aggiornato: 10/12/2007 19:16
Dubito ormai di tutto
Iscritto: 9/9/2007
Da: Un mondo pervaso di follia
Inviati: 1609
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Citazione:
il lavoro è l'ancora di salvezza di molte famiglie.. da sempre..

senza lavoro non possiamo vivere..

Errore. Senza i soldi che ti danno in cambio di un lavoro spesso noioso/degradante/ripetitivo/frustrante/alienante non vivi.
Il lavoro non è un valore, un qualcosa di buono a priori.
è un male necessario che la gente sopporta per procurarsi il (minimo) necessario per sostentarsi, ci sarà anche chi prova grande soddisfazione nel proprio lavoro ma si tratta di una risicata minoranza.
La miglior prova di quel che dico è che uno dei più comuni sogni della gente è vincere al lotto/lotteria/quiz una grossa somma di denaro proprio per poter evitare di andare a lavorare e togliersi qualche sfizio (macchina nuova ecc.) con buona pace dei miti costruiti ad arte sul lavoro come filosofia di vita, lo spirito di sacrificio e tante altre scemenze, tutte probabilmente ideate da chi il lavoro non lo ha mai visto nemmeno col binocolo.

La scienza non è nient'altro che una perversione se non ha come suo fine ultimo il miglioramento delle condizioni dell'umanità. - Nikola Tesla
kalpoterni
Inviato: 10/12/2007 20:22  Aggiornato: 10/12/2007 20:22
Ho qualche dubbio
Iscritto: 19/10/2006
Da:
Inviati: 217
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Citazione:

il lavoro è l'ancora di salvezza di molte famiglie.. da sempre..

senza lavoro non possiamo vivere..



Scusa ma per me sei fuori strada, questo video è in tema.

Linucs
Inviato: 10/12/2007 21:19  Aggiornato: 10/12/2007 21:19
Sono certo di non sapere
Iscritto: 25/6/2004
Da:
Inviati: 3996
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
e come sempre torniamo al solito teatrino del "se", "allora"

E' anche un'ottima occasione per ricordare il motivo per cui le cosiddette "morti bianche" vengono ricordate solo in occasioni particolari, e puntualmente dimenticate durante tutti gli altri santissimi giorni: è pur sempre riduzione della popolazione, esattamente come il precariato che - casualmente - "stimola i bamboccioni a non formare famiglie" (superate, naturalmente, dal nuovo che avanza).

"Depopolazione" vuol dire che la gente crepa: perché tanto stupore?

Non sarà un caso che le facce di culo che solitamente ci educano sulle magie dell'energia alternativa (solo se pubblicamente finanziata) e del risparmio energetico (che comporta piccoli sacrifici) non si facciano mai vedere quando l'operaio vola dal trentesimo piano, per poi materializzarsi puntualmente quando viene messa a rischio la sopravvivenzsa di qualche porca specie di moscerino nel Congo.

Potremmo cominciare a smettere di chiamarle "morti bianche", anche perché in questo caso Repubblica si confonde - pensando che si tratti di farmers dello Zimbabwe - e tende istintivamente ad insabbiare la notizia.

Cominciamo a chiamarle "morti arcobaleno", magari ci mettono una pezza con l'ultima urgentissima legge...

Iolao
Inviato: 10/12/2007 22:53  Aggiornato: 10/12/2007 22:53
So tutto
Iscritto: 19/7/2007
Da:
Inviati: 14
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
le morti "bianche" ci sono sempre, eppure se ne parla solo in alcuni momenti. Come quasi sempre, l'argomento è solo un pretesto per rafforzare l'opinione in merito a qualcosa. Non sarà che, in questo caso, l'effetto desiderato sia l'accettazione di nuove norme, più rigidi controlli sulla regolarità dell'assunzione? Lo inizio a pensare perchè in tutti gli ultimi incidenti simili che mi è capitato di vedere ai vari tg, la notizia veniva sviscerata più o meno così: morti x operai, carabinieri indagano se fossero in regola. Il risultato è che l'argomento passa in secondo piano, liquidato con un dibattito che ripropone gli usuali 2 schemi fissi, e l'attenzione si focalizza sui provvedimenti da prendere (perchè si sa, lo stato può tutto con un semplice decreto) o, più concretamente, sullla categoria da colpire (in questo caso il tiranno sfruttatore dell'imprenditore che lucra sulla sicurezza ed evade). Alla fine della fiera, la giustificazione della sicurezza potrebbe diventare mezzo per realizzare altro, come rafforzare il potere di controllo e quindi garantire più "regolarizzazione", che serve come il pane per alimentare il gettito fiscale, le pensioni e "l'integrazione felice".

maldoxina
Inviato: 11/12/2007 16:53  Aggiornato: 11/12/2007 18:56
So tutto
Iscritto: 14/11/2007
Da:
Inviati: 2
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
La chiusura dell’intervento di marcoanton mi fa riflettere.

Gentile Cedolin, le chiedo: il "mondo del lavoro" è da tempo immemore qualcosa del genere, oppure è colpa della attuale classe politica, della polizia, della carta stampata o dei sindacati?

E’ fuor di dubbio che il mercato del lavoro sia da tempo immemore fonte di ingiustizie, come lo è di gratificazioni per chi è fortunato - per nascita, appartenenza politica o semplicemente perché è baciato dalla dea bendata - o più preparato e meritevole.
Il padrone è sempre stato il padrone, anche nell’era pre-rivoluzione industriale, arrivando addirittura agli schiavi in Egitto. C’era qualcosa di umano nel loro stato? C’erano forse i sindacati – anche se fasulli?

Il vero problema di adesso è, piuttosto e veramente, la sfacciata strumentalizzazione da parte di media e classi politiche e di potere. Operatori commerciali entrambi, per loro stessa natura privi, pertanto, di qualsiasi scrupolo.
Da una parte le logiche politiche, contrassegnate da schieramenti sfacciati e bieche operazioni di raccolta di consensi, dall’altra la diffusione, i dati di ascolto, share e vendita; tutti quanti uniti insieme in un unico gran calderone di interessi, con confini non facilmente identificabili, né territorialmente né politicamente, tutto molto trasversale e globale.
Il danno quindi è maggiore, non circoscritto né circoscrivibile.
Le situazioni poco chiare fanno molto comodo a molti: quando non si sa bene a chi e a quanti imputare la responsabilità, i responsabili di solito si salvano ed è anche più facile trovare i capri espiatori.

Non farei quindi discussioni su quel caso o quell’altro in particolare, su quante birre siano state bevute prima della prova del palloncino, del ritiro della patente e del suicidio di Gabriele Aimar.

Sono i fatti che contano:

• Il fatto sta nelle cifre, tra l’altro sottostimate per via della diffusione delle sole ufficiali che non tengono conto del lavoro sommerso.
• Il fatto sta non solo nel costume italiano e nella politica italiana: vogliamo parlare delle multinazionali? Beh, dovunque – ripeto, senza limiti geografici né ideologici – c’è da vederne delle belle.
• Il fatto sta che per il profitto e il potere non solo ci sono le morti sul lavoro (che, scusate, chiamerei nere più che arcobaleno o bianche), ma anche quelle “da lavoro” indotte dagli inganni globali, quali quello energetico. E qui le cifre si alzano paurosamente, siamo tutti potenziali morti “da lavoro” altrui.

Mi scuso se sono andata un po’ OT, ma forse vale la pena vedere la questione ancora più dall’alto.

maldoxina

questa non è una pipa
luca11
Inviato: 12/12/2007 11:55  Aggiornato: 12/12/2007 11:55
Ho qualche dubbio
Iscritto: 7/1/2007
Da:
Inviati: 62
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Ciao a tutti

Forse qualcuno ricorderà che questa estate ho postato un articolo sulla morte bianca di un mio caro amico.
Massimo ha scritto un articolo più tecnico e curato, il mio era molto più passionale. Ma la mia impressione non cambia, i problemi sulla morte nel lavoro sono noti, li conosciamo tutti, è inutile voltarsi e non guardare la verità: gli imprenditori, per risparmiare due lire non adempiono ai loro oneri, esponendo i lavoratori a rischi grossissimi, come abbiamo fisto nel nefasto episodio di torino.
I politici: mah, che dire, probabilmente nessuno di loro morirà cadendo da una poltrona, questo è sicuro.
Tanto fino a quando continuano a morire persone inutili come me non frega nulla a nessuno. Siamo numeri, siamo solo numeri nelle mani di persone egoiste.
Verso solo una lacrima per tutti quelli che se ne vanno in questa maniera barbara.

francesco7
Inviato: 11/1/2008 12:32  Aggiornato: 11/1/2008 12:34
Mi sento vacillare
Iscritto: 25/5/2006
Da: Tarentum
Inviati: 886
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Per i nostri onorevoli deputati le morti sul lavoro costituiscono un problema talmente grave che hanno deciso di fare una colletta in favore dei familiari delle vittime del rogo della Thyssen, dimostrando ancora una volta tutta la loro generosità: in totale hanno raccolto la bellezza di 12500 euro che corrispondono a "ben" 9 euro a testa.

La mente non è un vaso da riempire ma un legno da far ardere perché s'infuochi il gusto della ricerca e l'amore della verità. (Plutarco)
florizel
Inviato: 11/1/2008 13:22  Aggiornato: 11/1/2008 13:22
Sono certo di non sapere
Iscritto: 7/7/2005
Da: dove potrei stare meglio.
Inviati: 8195
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
C'è da chiedersi come mai qualcuno, tra le istituzioni, si sia sentito chiamato in causa direttamente, quando il risarcimento avrebbe dovuto darlo l'azienda.

A cui si para il culo, evidentemente.

In ogni caso, la notizia che riporti parla da sola: VERGOGNA!

Se ne parla anche qui.

"Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando Libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi". Vittorio Arrigoni
florizel
Inviato: 26/5/2009 21:41  Aggiornato: 26/5/2009 21:41
Sono certo di non sapere
Iscritto: 7/7/2005
Da: dove potrei stare meglio.
Inviati: 8195
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Sardegna, tragedia alla Saras Tre operai uccisi dai fumi .

"Tre operai sono morti e un quarto è rimasto ferito martedì pomeriggio intorno alle 14 all'interno degli impianti della raffineria Saras a Sarroch (Cagliari). Le tre vittime, secondo le prime informazioni, stavano pulendo una cisterna in un impianto di desolforazione."

«Morti per soccorrersi a vicenda».

"L'impianto non sarebbe altro che una enorme cisterna capace di contenere fino a 100 mila litri di gasolio in lavorazione. Due operai, in base alle norme sulla sicurezza, devono restare all'esterno mentre gli altri procedono materialmente con l'intervento. Secondo una prima ricostruzione della vicenda fornita dai colleghi delle vittime, i tre sarebbero morti per soccorrersi a vicenda."

Le vittime delle cisterne.

Esplode la rabbia degli operai delle ditte esterne: "Rischiamo la vita per 900 euro".

A leggere certe notizie, viene voglia di prendere il "pacchetto sicurezza" con tutti i loro spauracchi, di qualsivoglia governo, e farglielo mangiare.

Per non dire altro.

"Continueremo a fare delle nostre vite poesie, fino a quando Libertà non verrà declamata sopra le catene spezzate di tutti i popoli oppressi". Vittorio Arrigoni
LoneWolf58
Inviato: 26/5/2009 22:13  Aggiornato: 26/5/2009 22:16
Sono certo di non sapere
Iscritto: 12/11/2005
Da: Padova
Inviati: 4861
 Re: Morti sul lavoro: due articoli
Citazione:
Autore: florizel Inviato: 26/5/2009 21:41:31
Flo... è peggio di una guerra e come in tutte le guerre le vittime sono tali solo quando fanno notizia.
Caduti sul lavoro

La storia, come un'idiota, meccanicamente si ripete. (Paul Morand)
Il problema, però, è che ci sono degli idioti che continuano a credere che la storia non si ripeta. (LoneWolf58)

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